Dampyr 210: Il figlio di Erlik Khan, anteprima 01A distanza di quattro numeri, dopo Il dio del massacro, Giorgio Giusfredi torna a firmare i testi di Dampyr 210 (uscito lo scorso settembre) affiancato ai disegni da Andrea del Campo. L’imperdibile trittico di episodi scritti da Mauro BoselliBlack Annis!La legione di Harlan Draka e Nel mondo dei maestri, aveva lasciato alcuni nodi narrativi da sciogliere, legati ad esempio a un maestro della notte molto amato dal pubblico, Erlik Khan, e soprattutto alla sua demoniaca prole.

Il fumetto ci parla dunque di Kerey Khan, Signore della Discordia, il più terribile dei nove rampolli del super vampiro: nove parti di se stesso generate grazie alle sue immense facoltà. A captare in anticipo la grave minaccia è la veggente Ann Jurging, che ha intessuto una relazione stabile con un altro comprimario molto amato della saga, il poliziotto colombiano Bobby Quintana. Saranno entrambi parte della trama come il padre di Harlan, il magnetico Draka.

Non vogliamo svelarvi altro de Il figlio di Erlik Khan, introdotto dall’enigmatica copertina di Enea Riboldi. Vi diremo però che si tratta di una storia vibrante, scandita da un ritmo serrato, cinematografico, con vignette che ricordano fotogrammi dei film di Indiana Jones di Steven Spielberg o Il Signore degli Anelli di Peter Jackson.

Il Dampyr di Giusfredi è mainstream nel senso più positivo del termine, attento a esaltare in un dettaglio gli elementi horror e quelli sovrannaturali della testata, che – ricordiamolo – è l’unica collana di Sergio Bonelli Editore con un protagonista, alleati e nemici, in possesso di poteri metaumani. Non a caso, l’affascinante Jurging richiama alla memoria un felice connubio di atteggiamenti cari a icone dei comics quali Fenice e Tempesta degli X-Men, mentre Kerey Khan ci rimanda a un’inquietante fusione del Joker di Greg Capullo e Tensing di Akira Toriyama.

Dampyr 210: Il figlio di Erlik Khan, anteprima 02Forse sono solo suggestioni cangianti a seconda del lettore, ma è certo che Giusfredi si riconferma all’altezza nel gestire il complesso universo sempre in divenire creato da Mauro Boselli e Maurizio Colombo diciassette anni fa, attestandosi probabilmente come il loro degno successore. La sua sceneggiatura è agile, moderna e oltre a dimostrare padronanza e conoscenza della continuity, il giovane talento lucchese sfoggia un controllo della logica sequenziale dampyriana tutt’altro che elementare tra continui sbalzi spazio-temporali e multidimensionali.

Tuttavia, il merito della bontà di questo albo va condiviso con Andrea Del Campo, cresciuto tanto dalla sua prima prova in collaborazione con Andrea ArtusiLa Bestia del Gevaudan (Dampyr 159, giugno 2013). Il suo tratto è particolarmente pulito, brillante e vigoroso, mentre i suoi soggetti presentano una cura e un’espressività preziosa, e, grazie all’egregia regia, sembrano dotati di uno spessore tridimensionale. Le tavole dell’artista sono un susseguirsi e un gioco di sovrapposizioni di piani e livelli prospettici che raggiungono l’apice nelle scene corali, dove immensi eserciti contrapposti si fronteggiano.

Il figlio di Erlik Khan é l’ennesimo tassello di qualità all’interno di una serie che ha fatto proprio della qualità narrativa e grafica un suo punto fermo.