1973: Jerry Siegel e Joe Shuster, i creatori di Superman, intentano una causa contro la National Allied Publications. In passato, i due avevano dichiarato che i diritti di sfruttamento del personaggio erano in mano alla casa editrice; tuttavia, a loro dire, una legge stabilisce che tale diritto scade dopo ventotto anni dalla ideazione del personaggio, termine dopo il quale il copyright va rinnovato.

Siegel e Shuster chiedono dunque che la proprietà intellettuale di Superman venga affidata loro. Ne segue un procedimento durato più di un anno e conclusosi nel dicembre del 1974, con una sentenza a loro sfavorevole.

I media cominciano a interessarsi alla questione, anche perché la National Publications fa ormai parte dell’impero mediatico della Warner Bros. e funge dunque da notevole cassa di risonanza. A seguito di alcuni articoli giornalistici che denunciano lo stato di povertà in cui versano Siegel e Shuster (quest’ultimo prossimo alla cecità), nel 1975 la Warner si convince (o forse sarebbe meglio dire “viene costretta dalle circostanze”) a concedere un vitalizio ai due autori e a garantire loro il pagamento delle cure mediche.

Alexander e Ilya SalkindNon solo, da quel momento in avanti Siegel e Shuster vengono ufficialmente riconosciuti come i creatori di Superman in tutte le produzioni aventi come protagonista l’Uomo d’Acciaio. Seppur questo appaia come un gesto di dovuto rispetto, viene visto anche come un modo per evitare altri problemi di natura morale, considerato che si parla di un film dall’alto budget con protagonista Superman, e la mancata indicazione di chi quel personaggio lo ha ideato genererebbe di sicuro molte polemiche.

1973: esce nei cinema americani il film The Three Musketeers (I Tre Moschettieri), basato sul romanzo di Alexandre Dumas, a cui fa seguito l’anno dopo The Four Musketeers (I Quattro Moschettieri). Queste due pellicole all’epoca sono uniche nel loro genere, poiché girate contemporaneamente avendo già in mente una suddivisione in due parti. I produttori di questo dittico sono Alexander Salkind e Ilya Salkind, padre e figlio, provenienti da una vera e propria famiglia dedita al cinema (anche il nonno Mikhail è stato un produttore e ha lanciato la carriera di Greta Garbo).

La cosa crea problemi ai Salkind con la Screen Actors Guild, in quanto gli attori sono stati pagati come se avessero girato un solo film, e porta all’ideazione alla cosiddetta “Clausola Salkind”, la quale sancisce che un contratto per una pellicola non può estendersi in via automatica a una seconda pellicola senza l’esplicito consenso dell’attore.

Ilya Salkind entra in contatto col personaggio di Superman negli anni ’50: appena emigrato dal Messico, impara l’inglese, oltre che sui libri di scuola, sui fumetti della Silver Age e ha anche l’occasione di vedere alcuni episodi di Adventures of Superman con George Reeves.

Verso la fine del 1973, in concomitanza con l’uscita della prima pellicola dedicata ai moschettieri di Dumas, Ilya programma un incontro a Parigi con suo padre per discutere di nuovi progetti cinematografici. Mentre cammina per le strade della capitale francese, il produttore nota un cartellone che pubblicizza un film francese su Zorro e pensa a una pellicola incentrata su un altro eroe in costume; il primo e unico nome che gli viene in mente è quello di Superman.

Il primo ostacolo è convincere il padre: Alexander Salkind, infatti, non ha la minima idea di chi sia questo Superman. Effettua dunque qualche indagine, contatta i suoi collaboratori, i finanziatori abituali e tre giorni dopo torna dal figlio dicendo che ha avuto una buona idea: tutti, anche coloro che non hanno mai letto fumetti, conoscono il nome di Superman, e un film con questo titolo si può rivelare un grande successo.

Padre e figlio entrano dunque in contatto con alcuni rappresentanti della National Allied Publications, per acquisire i diritti di sfruttamento del personaggio. Le prime trattative sono prolungate, ma portano infine a un nulla di fatto, poiché la casa editrice pretende un estremo controllo creativo sul processo produttivo, cosa che rischia di far fallire il progetto prima ancora che nasca. Alexander Salkind capisce allora che bisogna rivolgersi alle alte sfere della casa editrice per superare questo impasse e, a seguito di un incontro tenutosi nel novembre del 1974, l’accordo viene rapidamente raggiunto.

Il contratto garantisce ai Salkind la possibilità di produrre film e serie televisive su Superman per una durata di venticinque anni e di utilizzare ogni personaggio mai apparso nei fumetti dell’Uomo d’Acciaio. Oltre al cast di criminali e comprimari, come Lex Luthor o Lois Lane, i due produttori si convincono che, se lo volessero, potrebbero inserire nei loro film gli eroi della Justice League.

La Warner Bros. tiene per sé i diritti di distribuzione della pellicola, nonché la facoltà di approvare o meno la scelta dell’attore che interpreterà Superman e un controllo creativo.

 

Mario Puzo

 

Così come accaduto per i film sui Moschettieri, i Salkind decidono di produrre due pellicole da girare senza soluzione di continuità. Per la sceneggiatura, Ilya contatta due scrittori di fantascienza, Leigh Brackett e Alfred Bester, ma Alexander pensa che non siano abbastanza famosi, e così di sua iniziativa assume Mario Puzo, l’autore de Il Padrino, garantendogli un compenso di 600.000 dollari.

Mentre Puzo lavora al primo trattamento, comincia la ricerca del regista e in molti vengono contattati per dirigere il film. Il primo a mostrare un serio interesse nel progetto è Steven Spielberg: ha diretto solo due film, Duel e Sugarland Express, e sta per concludere la produzione di Jaws (Lo Squalo). Ilya Salkind visiona le prime due pellicole e si convince che Spielberg sia la persona giusta. Alexander non è dello stesso avviso e decide di aspettare l’uscita di Jaws per dare un giudizio definitivo. Il film si rivela un successo, Spielberg viene ricontattato, ma ormai sta già lavorando al suo nuovo progetto, Close Encounters of the Third Kind (Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo) ed è costretto a rifiutare l’offerta.

I Salkind mettono dunque sotto contratto Guy Hamilton, regista famoso per aver diretto svariati film della saga di James Bond.

Nel luglio 1975, Mario Puzo consegna il primo trattamento, di ben 500 pagine, contenente gli eventi delle prime due pellicole. Il primo attore a firmare il contratto per apparire nel film di Superman è Marlon Brando, che accetta il ruolo di Jor-El ricevendo in cambio un ingaggio faraonico di tre milioni e settecentomila dollari, nonché una parte degli incassi. Pochi giorni dopo, anche Gene Hackman firma il contratto per interpretare il ruolo di Lex Luthor.

 

Marlon Brando

 

Manca tuttavia ancora il protagonista principale. Si pensa all’inizio di scritturare un attore noto. Le prime scelte ricadono su Robert Redford, Paul Newman, Clint Eastwood e James Caan, ma rinunciano tutti e quattro: il primo perché chiede un ingaggio troppo elevato, il secondo perché rifiuta nonostante un cospicuo ingaggio promesso (oltre che per Superman, in alternativa per Lex Luthor o Jor-El), il terzo perché impegnato in altri progetti, il quarto perché non ha la minima intenzione di indossare il costume di Superman. Viene considerato anche Sylvester Stallone, ma quando Marlon Brando pone il veto su di lui, ogni trattativa si interrompe, e da quel giorno Stallone avrà il dente avvelenato nei confronti di Brando.

La pre-produzione del film ha inizio in Italia, presso gli studi di Cinecittà, a Roma, dove vengono spesi circa due milioni di dollari per dei test di volo, in buona parte gettati al vento. Viene anche provinato in questa sede nel ruolo dell’eroe l’atleta olimpico Bruce Jenner (oggi noto come Caitlyn Jenner). Il tutto si interrompe in maniera improvvisa quando si scopre che Marlon Brando non potrebbe girare le proprie scene in Italia a causa di un’accusa per atti osceni a seguito dell’uscita del film Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci.

Nel 1976, i Salkind decidono di sottoporre a revisione la sceneggiatura originale di Mario Puzo, in primo luogo perché fin troppo lunga (anche per un film diviso in due parti) e in certi punti poco seriosa. Il tutto viene affidato a Robert Benton e David Newman, a cui si aggiunge in un secondo momento Leslie Newman, la quale si occupa principalmente dei dialoghi di Lois Lane.

Il secondo trattamento, di circa 400 pagine, viene completato nel mese di luglio del 1976, ma contiene ancora scene sopra le righe, come Lois che canta mentre Superman la porta in volo sopra Metropolis, e addirittura un cammeo di Telly Savalas, che nei panni di Kojak offre un lecca lecca a Superman.

Alla fine del 1976, la produzione si trasferisce in Inghilterra, presso i Pinewood Studios di Londra, ma ciò costringe Guy Hamilton a ritirarsi dal progetto, in quanto su di lui pende da parte dell’ufficio delle tasse britannico un’accusa per evasione fiscale.

Dovendo trovare un nuovo regista in tutta fretta, i Salkind restringono la ricerca a due persone: il veterano Mark Robson e il semi-esordiente Richard Donner, il quale, grazie al buon riscontro ottenuto con il film The Omen (Il Presagio), ottiene l’incarico nel gennaio 1977 a fronte di un ingaggio pari a un milione di dollari.

La prima cosa che Donner pretende, quando si ritrova in mano il copione, è di sottoporre la sceneggiatura a una terza revisione perché la storia presenti il più possibile un quadro di verosimiglianza. A tale scopo contatta Tom Mankiewicz, incaricandolo di eliminare tutte le scene poco seriose e ridurre ulteriormente il lunghissimo script.

Secondo alcuni, il contributo di Mankiewicz è fondamentale, tanto che in ultima analisi rimane poco o nulla dei precedenti trattamenti; secondo i Salkind, invece, il suo è solo una sorta di ben riuscito intervento estetico. La Writers Guild of America pare concordare con loro in quanto non vuole che il nome di Mankiewicz compaia nei titoli di testa tra gli sceneggiatori, ma Donner riesce comunque a farlo accreditare come “consulente creativo”.

Poco prima dell’inizio delle riprese, Ilya Salkind e Richard Donner hanno un incontro con Marlon Brando presso la sua villa di Mulholland. L’attore li fa attendere per circa un’ora, poi quando infine fa il suo ingresso, propone una idea di cui è fortemente convinto: far sì che Jor-El compaia sullo schermo sotto forma di una valigia verde o una ciambella che parli con la sua voce. Mentre Salkind rischia di svenire, Donner con tutta calma convince Brando che il pubblico vuole vedere il grande attore sullo schermo in carne e ossa.

Risolto questo problema, rimane l’ultimo nodo da sciogliere: manca infatti poco più di un mese all’inizio delle riprese e ancora non è stato trovato l’attore adatto a interpretare Superman. Sono state provinate oltre duecentocinquanta persone, tra cui il cantante Neil Diamond e l’allora bodybuilder Arnold Schwarzenegger. Per la disperazione, è stato incluso nel casting persino il dentista della moglie di Ilya Sakind, poiché i suoi tratti facciali ricordano quelli di Superman. E così il direttore di casting Lynn Stalmaster suggerisce un nome che in precedenza era stato scartato: Christopher Reeve.

 

Christopher Reeve e Richard Donner

 

Christopher Reeve nasce a New York nel 1952. Già da bambino inizia a recitare in alcune opere teatrali studentesche, guadagnandosi con il passare degli anni il plauso e l’approvazione anche di attori navigati. Reeve continua a recitare in teatro anche durante il periodo del college, fino a quando viene notato da un agente cinematografico, che inizia a introdurlo in alcuni casting che si tengono a New York.

Concluso il college, nel 1973 Reeve inizia a studiare recitazione presso la Juilliard School. Qui conosce e diviene grande amico di un altro giovane attore, Robin Williams. Un anno dopo, Reeve inizia a comparire nel ruolo ricorrente di Ben Harper nella soap opera Love of Life, oltre a continuare la sua carriera teatrale.

Il suo curriculum e la sua foto giungono, insieme a quella di centinaia di altri attori, all’attenzione di Lynn Stalmaster. Per tre volte, costui propone di dare una chance a Reeve, e per tre volte riceve un rifiuto. Fino a quando, nel gennaio 1977, la sua richiesta viene accolta e si ha un primo incontro tra l’attore, il regista Richard Donner e Ilya Salkind. Donner non ne rimane favorevolmente impressionato, in quanto Reeve non possiede la necessaria muscolatura, anzi a dirla tutta è alquanto magro, ma Salkind lo incoraggia a dare una chance al giovane attore.

Il mese successivo, Reeve si reca a Londra per il suo provino. La sua performance convince tutti e il ruolo dell’ultimo figlio di Krypton è suo per un compenso di 250.000 dollari. Un’inezia se paragonata agli ingaggi di Brando o Hackman, ma qui la scarsa notorietà rappresenta un inevitabile handicap.

Sia come sia, è l’inizio di una leggenda.

 

Superman