Mezza fetta di limone, anteprima 03Quanto è difficile combattere i preconcetti, soprattutto quando coinvolgono autori e opere che hanno trovato nei social network una cassa di risonanza tale da raggiungere un successo istantaneo. Chi vi scrive si è avvicinato a Mattia Labadessa con una certa diffidenza. Salito alla ribalta grazie ad alcune vignette apparse sulla sua pagina Facebook (raccolte poi da Shockdom nel volume Le cose così), il giovane artista napoletano si è guadagnato ben presto l’etichetta di new sensation del web.

A distanza di un anno, Labadessa torna con Mezza fetta di limone, prima prova d’autore sulla lunga distanza. Protagonista, l’Uomo Uccello, personaggio che ha portato all’attenzione del grande pubblico il suo creatore. Affiancato dai suoi inseparabili amici Franco e Wilson, il Nostro si appresta a vivere l’ennesimo sabato sera uguale a tanti altri, una routine in bilico tra un trancio di pizza (immancabilmente con bacon e patatine) e un cocktail (il solito Japan Ice Tea), che terminerà quando un nuovo giorno ha inizio. Sempre uguale a quelli che l’hanno preceduto.

Perso tra dolorosi ricordi d’infanzia, un futuro che prende forma solo nella sua immaginazione e discussioni circolari con i suoi sodali, l’Uomo Uccello prende per mano il lettore e lo conduce nelle sue digressioni filosofiche a tratti visionarie; gli spunti offerti da situazioni grottesche diventano così una scusa per perdersi nelle questioni esistenziali che da sempre attanagliano l’uomo, come la paura dell’ignoto, il perpetuo ciclo della vita e dell’universo stesso.

Questi ragazzi immaturi e dediti agli eccessi si fanno portavoce del nichilismo e della vacuità che caratterizza le giovani generazioni. Tutto viene vissuto come se non ci fosse un futuro, una totale mancanza di riferimenti che conduce a un atteggiamento irriverente e beffardo. Gli stessi accenni alla filosofia vengono trattati in maniera dozzinale, a rimarcare il carattere di certo non didascalico dell’opera.

Mezza fetta di limone, anteprima 02

Ci troviamo di fronte a pensieri in libertà che, pur volendosi dare un tono, non vengono mai presi sul serio, data la situazione in cui scaturiscono: con una percezione distorta dalle droghe e dall’alcol, la realtà perde i suoi confini precisi per diventare qualcosa di indefinito e da interpretare.

In questa scenario instabile, l’unica certezza a cui aggrapparsi è la pizza e quella mezza fetta di limone che dà sapore al cocktail e alla serata. La felicità si costruisce a piccoli passi, sommando tutte le parentesi che riescono a mettere a tacere – seppur non per molto – il demone interiore che tutto divora. Ripartire da quelle schegge impazzite di gioia sembra essere la cura che l’Uomo Uccello propone al lettore.

Malinconica, caustica ed empatica, la sceneggiatura di Labadessa trova facile sponda in un target giovanile, ma in alcuni casi scivola nel banale. Lo sviluppo narrativo di Mezza fetta di limone procede per gradi poggiandosi su un disegno generale che, viste le frequenti pause, non sempre appare chiaro. Cercare di tenere a freno i torrenziali flussi di coscienza – peculiarità di questo volume – potrebbe essere il primo passo per raggiungere l’obiettivo.

La scrittura convince a tratti, dunque, ma è accompagnata da una ricerca artistica ben più centrata, che in maniera netta e precisa lascia trasparire l’urgenza della comunicazione attraverso l’adozione di un tratto sintetico e di colorazioni a tinte piatte; la stessa urgenza che porta a concepire immagine e testo come un unico organismo, in cui i due elementi compenetrano l’uno nell’altro senza limiti o distinzioni di sorta. L’ormai caratteristico sfondo giallo accompagna la narrazione con il suo tono acido che ben si addice al mood generale dell’opera.

Giunti al termine della lettura non possiamo non riconoscere la capacità di Labadessa di raccontare una generazione e, più in generale, un vuoto esistenziale che affligge sempre più persone. Pur rilevando dei limiti in fase di costruzione, che il tempo e le doti dell’artista partenopeo sapranno certamente limare, applaudiamo il tentativo – in parte riuscito – di osare e di uscire da porti sicuri dando una “forma racconto” articolata ai propri pensieri.