Nella particolare visione di Don Rosa dell’Universo dei Paperi, gli eventi sono regolati da una ferrea continuity, per cui tutte le storie sue e di Carl Barks (ad eccezione, ovviamente, di casi particolari quali la Saga di Zio Paperone) si svolgono tra la fine degli anni ’40 e la metà degli anni ’50.

Così, se il primo incontro tra Zio Paperone e i nipoti è datato 1947 e il suo cinquantenario nella città di Paperopoli si svolge nel 1952, la storia Una lettera da casa (A letter from home), del 2004, è ambientato – come dichiarato espressamente dall’autore – nel 1955, quando lo Zione ha 88 anni, Paperino circa 35 e i nipotini più o meno 15. Essendo una delle ultime storie di Rosa – le quali si svolgono, se non altrimenti specificato, palesemente dopo quelle di Barks – questa avventura può essere considerata, anche per i temi che tratta, un’ideale conclusione dell’epopea dei Paperi come concepita da Don Rosa sulla base del corpus barksiano.

Considerato ufficiosamente il tredicesimo capitolo della Saga, Una lettera da casa è, in realtà, molto di più. Abbiamo visto come, nel corso della sua carriera, Don Rosa sia passato dal produrre semplicemente sequel delle avventure barksiane a storie dai rimandi incrociati, collegando così fumetti che originariamente non avevano temi in comune.

Storie barksiane tra loro indipendenti, come Paperino e il segreto del Vecchio Castello, Zio Paperone e la dollarallergia, Zio Paperone e la favolosa pietra filosofale e Zio Paperone e la corona perduta di Gengis Khan, vengono via via collegate tra loro dalle donrosiane Zio Paperone e il ritorno a Xanadu e Zio Paperone e la corona dei Re Crociati, a loro volta, per certi elementi, l’una un sequel dell’altra. Una Lettera da casa raccoglie quanto era stato lasciato irrisolto in quelle due avventure e al contempo riprende la location del Castello de’ Paperoni, ponendosi “ufficialmente” come sequel della storia del 1949.

 

Una lettera da casa

 

Oltre a riprendere le storyline e gli elementi narrativi delle succitate storie, riportando in scena monsieur Maurice Mattressface e monsieur Molay, e completando una catena di eventi iniziata con il ritrovamento della corona perduta di Genghis Kahn e della Pietra Filosofale, e con la scoperta della mitica Xanadu, Una lettera da casa si riallaccia anche a quanto di aperto era rimasto dalla Saga, andando a chiudere una ferita di tanti anni prima.

Nel Capitolo 11, infatti, ambientato nel 1930, Scrooge litiga definitivamente con le sorelle Ortensia e Matilda, allontanandole per sempre dalla sua vita e chiudendosi in un’isolamento che solo diciassette anni dopo avrebbe rotto, riallacciando i rapporti con la nuova generazione della sua famiglia: Paperino e i nipotini.

 

 

 

In Una lettera da casa, però, scopriamo che dopo la morte del guardiano Piva, il suo posto al maniero dei McDuck è stato preso nientemeno che dalla sorella di Paperone, Matilda, l’altra zia materna di Paperino. Il quale, a insaputa dei due fratelli, combina l’incontro nella speranza di rompere tanti anni di doloroso silenzio.

 

Una lettera da casa

 

Al di là della chiusura delle (tante) storyline legate alle ricerche dei tesori, a farla da padrone sono proprio i legami familiari. Non solo tra i due anziani De’ Paperoni, ma anche l’eredità morale (e non solo) di papà Fergus e il legame profondissimo tra Zio Paperone e i suoi nipoti.

Il burbero avaraccio, lo sappiamo, ha un cuore d’oro, e qui viene palesato del tutto. Le lacrime che piange sono di dolore e di rimpianto per tanti anni perduti. Le sue parole sono colme di tristezza e affetto. E il suo gesto estremo ci toglie ogni dubbio: nel momento in cui Molay è pronto a far fuoco per uccidere Matilda, è Paperone a far da scudo alla sorella. Se la pistola non fosse stata inavvertitamente trasformata in oro dalla provvidenziale Pietra Filosofale, Paperone avrebbe preso la pallottola destinata alla sorella. Vette mai raggiunte prima, e mai eguagliate, in un fumetto Disney. Difficile non commuoversi.

 

Una lettera da casa

 

Al termine della lettura vi è un solo piccolo rimpianto: l’altra sorella McDuck, Ortensia, la mamma di Paperino, è quasi del tutto assente dalla storia, semplicemente citata da Paperone e ricordata tramite un flashback. Cosa è successo, dal 1930 ad oggi? Dove si trova Ortensia?

In realtà i piani di Don Rosa prevedevano la sua presenza: tutti e tre i fratelli De’ Paperoni avrebbero dovuto riappacificarsi. Purtroppo, l’editore danese Egmont, per il quale l’autore lavorava, vietò l’uso di un parente così prossimo, in quanto far apparire “nel presente” nientemeno che la madre di Paperino, nonché nonna di Qui, Quo e Qua, avrebbe sollevato troppe domande: perché non si è mai vista in tutti questi anni? Ha ignorato figlio e nipoti?

Comprensibile. Peccato che la sua esclusione non porti altro che farci porre una domanda anche “peggiore” da un punto di vista disneyano, ovvero: “è morta?” Tutto sommato, una sua presenza, argomentata e spiegata a dovere, sarebbe stata preferibile.

Un altro personaggio che avrebbe dovuto essere presente nella storia è Pico De Paperis. Per Don Rosa, il tuttologo austriaco è zio di Paperino, in quanto sposato con Matilda. Anche in questo caso, però, la Egmont ne vietò l’uso: in Scandinavia il personaggio non è più utilizzato e l’editore non permise a Rosa di mostrarcelo. L’autore, però, in questo caso ha una spiegazione: Pico è evidentemente in trasferta per qualche lectio magistralis!

 

D.U.C.K. HUNT

L’omaggio all’Uomo dei Paperi si trova nella vignetta d’apertura, sulle finestre del Castello, e nella copertina dedicata, sopra a una croce del cimitero.

 

 

CHRONO DON ROSA: