Tintin e l'Alph-ArtDopo aver completato Tintin e i Picaros, Hergé comincia a lavorare alla nuova avventura del reporter belga. Accantonata l’idea di ambientare l’intera storia nel terminal di un aeroporto, l’autore decide di concentrarsi sull’Arte moderna, un mondo che ha catturato la sua attenzione negli ultimi tempi grazie a frequenti visite a gallerie e mostre. La lavorazione dell’albo dura a lungo, lasciando intuire che Hergé sia consapevole che si tratti del capitolo conclusivo. Purtroppo il creatore di Tintin morirà nel 1983, lasciando l’opera incompiuta.

Sono rimaste a noi soltanto le prime quarantaquattro tavole dello storyboard, grazie alle quali possiamo solo ipotizzare come si sarebbe presentato a noi il fumetto completo, ma nessuna informazione sul finale. Si tratta di una storia lontana dalle atmosfere avventurose che hanno caratterizzato la saga del giovane reporter, a conferma di quanto Hergé volesse raccontare qualcosa di diverso negli ultimi anni della sua vita.

Tintin, Haddock e i Dupondt vengono coinvolti nell’omicidio del proprietario di una galleria che espone sculture e dipinti con le forme delle lettere dell’alfabeto, un caso destinato a rimanere irrisolto. L’unico indizio a disposizione del lettore è l’apparizione a pagina 24 del mago Endaddine Akass, un personaggio la cui intonazione della voce risulta familiare a Tintin; possiamo supporre che si tratti di qualcuno apparso nelle precedenti avventure, probabilmente un antagonista sotto mentite spoglie. Il principale sospettato è Roberto Rastapopoulos, villain ricorrente nel corso della serie (l’ultima apparizione risale solamente a due albi prima, in Volo 714 destinazione Sidney); ma dato che Hergé non ha lasciato testimonianze in merito, questa resta solo una supposizione.

La lavorazione di Tintin e l’Alph-art da parte di Hergé è stata “ostacolata” da diverse incombenze: la presidenza della giuria al Festival di Angoulême nel 1977, la concessione dell’Ordine della Corona da parte del Re del Belgio nel 1978, la celebrazione del 50° anniversario di Tintin nel 1979 e, infine, l’aggravarsi del suo stato di salute nel 1980, che lo porterà a morire tre anni dopo.

Alcuni artisti dello Studio Hergé avevano proposto di portare a compimento la sua ultima avventura, ma la seconda moglie dell’autore (detentrice dei diritti sulle opere di Tintin) si è opposta fortemente sostenendo che non è quello che avrebbe voluto, avendo affermato in più occasioni che il suo personaggio sarebbe morto con lui. E così è stato.

Dispiace che la carriera del reporter belga si sia conclusa con una pistola puntata alle spalle e un caso irrisolto, ma purtroppo non tutte le storie hanno un lieto fine, o anche solo una fine. Tintin continua però a vivere nelle ripetute riedizioni pubblicate in giro per il mondo e negli adattamenti cinematografici che porteranno sempre nuovi lettori a leggere le opere di Hergé.

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COMICS VS. MOVIES: