Il primo appuntamento del 2017 con Il Grande Diabolik porta alla luce un nuovo frammento dell’oscuro passato del protagonista, aggiungendo così una pagina importante alla continuity della serie. La maschera e il volto svela infatti come il Re del Terrore abbia escogitato e perfezionato una delle sue armi più rappresentative e portentose: le maschere con le quali è in grado di assumere qualunque identità.

Su suggerimento di Eva Kant, decide di andare a curiosare a una mostra ospitata dal Museo di Arte Moderna della sua Clerville. Solitamente, la coppia di ladri non è interessata a questo genere di oggetti, a meno che non si tratti di qualcosa di straordinario, e la visita si rivela infatti poco interessante; almeno finché il Nostro si ritrova sbalordito davanti a un busto, le cui fattezze originali riconosce subito essere quelle del padre-padrone King.

Signore di un’isola sperduta nell’oceano, sede di una potentissima organizzazione malavitosa, fu proprio lui ad accoglierlo ancora in fasce e unico sopravvissuto di un naufragio, crescendolo e trasformandolo nel criminale più famoso al mondo. L’effigie in cui si imbatte per caso, riporta Diabolik a quei giorni lontani, quando ancora giovane conobbe l’autore di quella statua e sua nipote, la dolce Luana.

La maschera e il volto racconta di uno dei primi episodi in cui l’antieroe delle sorelle Giussani, messo alla prova, dimostra le sue formidabili doti confermando la fiducia riposta in lui dal suo mentore. Tuttavia, nel soggetto – realizzato come sempre con grande maestria da Mario Gomboli, coadiuvato da Tito Faraci, responsabile anche della sceneggiatura – emerge il risvolto più umano di Diabolik, che non si esprime solo nell’amore incondizionato che lo lega a Eva, o nel rispetto nutrito nei confronti del nemico giurato, l’ispettore Ginko. Ritorna infatti quella sorta di istinto di protezione nei confronti dei più deboli, che i lettori hanno imparato a conoscere e ad apprezzare nel corso degli anni e che risulta ogni volta toccante, in quanto contrapposto alla spietata ferocia verso chiunque osi sbarrargli la strada. Questo elemento quasi romantico del personaggio è ben illustrato nel prologo e nell’epilogo della storia, grazie alla freschezza e all’incisività del tratto di Giuseppe Di Bernardo.

Alle matite di un maestro come Giuseppe Palumbo – responsabile anche della suggestiva copertina colorata da Luca Bulgheroni – è affidata la vicenda principale: un mix di dinamismo, tensione e plasticità che regala ai lettori delle pubblicazioni Astorina un nuovo fumetto imperdibile.