Dopo L'orecchio spezzato, copertina di Hergécinque storie ambientate in giro per il mondo, L’orecchio spezzato comincia a Bruxelles, dove Tintin si può godere un po’ di tranquillità. Ovviamente la calma non dura a lungo, questa volta a causa del furto di un feticcio privo di un orecchio, sparizione alla quale è collegato un omicidio. È l’evento scatenante della nuova avventura del reporter belga, che lo porterà a viaggiare fino a terre esotiche, la cui posizione non trova un riscontro preciso nel mondo reale: si tratta infatti di una geografia immaginaria ideata da Hergé mescolando elementi dell’America Centrale e dell’America del Sud.

Dopo il processo di scrittura de Il loto blu, l’autore non realizza più le sue storie con superficialità, ma si preoccupa di effettuare una lunga fase di documentazione. In questo caso la vicenda trova un riscontro anche nella cronaca di fine anni ’30: Tintin si trova infatti coinvolto nel conflitto tra Nuevo Rico e San Teodoro, che è una ricostruzione della Guerra del Chaco combattuta tra Bolivia e Paraguay, mentre il personaggio di Bazaroff si basa sul trafficante d’armi Basil Zaharoff, attivo all’epoca.

Ormai Hergé ha abbandonato l’espediente del racconto on the road come unico collante dei suoi fumetti, e incentra tutta la trama sulla ricerca dell’esotico feticcio; la sparizione di un oggetto misterioso o di una persona cara sarà una soluzione narrativa sfruttata in futuro anche in altri volumi di Tintin, ma qui è stata utilizzata senza una piena consapevolezza. L’artista belga, infatti, pubblica L’orecchio spezzato a puntate sul settimanale Le Petit Vingtième senza sapere come la trama proseguirà o si concluderà, proseguendola episodio per episodio. Questo lo porterà a ideare un intrigo troppo complesso che ha il timore di rovinare con incongruenze; si trova addirittura a proporre un sondaggio ai lettori chiedendo di fare ipotesi sulla conclusione del caso, un’iniziativa che in realtà sperava potesse fornirgli idee per chiudere degnamente il mistero.

In questo albo, Hergé è ancora piuttosto crudele con Tintin e gli altri protagonisti, spesso coinvolti in incidenti o sequenze estreme e violente. Nella penultima pagina, ad esempio, muoiono per affogamento i due criminali che erano sulle tracce del feticcio – con cui il protagonista si è scontrato in più occasioni – dei quali ci viene addirittura mostrato il trasporto all’inferno da parte di tre vivaci diavoletti.

Nella versione in bianco e nero della storia – disegnata solamente sei anni prima del rifacimento a colori proposto regolarmente – c’era poi una sequenza in cui Tintin veniva colpito nel sonno da un dardo avvelenato, ma si trattava di un incubo al quale corrispondeva in realtà soltanto la puntura di una zanzara. L’autore decide di eliminare questo momento su richiesta del suo editore, i cui bambini ne erano rimasti impressionati. È l’inizio di un graduale processo attraverso il quale la serie diventerà sempre più politicamente corretta, non a causa di censure esterne, ma per la presa di coscienza che le avventure del reporter belga sono seguita da un pubblico sempre più ampio e variegato.

 

CHRONO TINTIN: