Il loto blu, copertina di HergéIl loto blu riprende dove si era interrotto I sigari del faraone, con Tintin ancora in Oriente nel tentativo di fermare il traffico internazionale di droga. È la prima volta che la trama di un volume della serie prosegue nel successivo (un evento raro in generale), con Shangai a fare da scenario alle avventure del reporter belga.

Quando Hergé annuncia di voler ambientare la quinta storia di Tintin in Cina, riceve una lettera che lo prega di non rappresentare il Paese e la popolazione secondo i pregiudizi e gli stereotipi con cui sono conosciuti nel mondo occidentale; per la prima volta l’autore comincia dunque a realizzare il fumetto soltanto dopo un accurato lavoro di documentazione che possa rendere giustizia alla società rappresentata tra le vignette.

La rappresentazione realistica di Shangai arricchisce enormemente una vicenda ancora permeata dalla leggerezza degli albi precedenti, ma che inizia ad affacciarsi verso la complessità che raggiungerà in futuro. Il merito di questo approfondimento culturale è di Chang Chong-Jen, studente cinese d’arte con cui Hergé stringe una forte amicizia, che gli trasmette alcune tecniche di disegno in grado di far evolvere il suo tratto, spiegandogli l’importanza della sintesi e delle forme pulite e influenzando pesantemente la ligne claire tipica della serie.

Se la trama mescola intrighi e siparietti da vaudeville, come nelle primissime avventure di Tintin, Il loto blu ha il pregio di inserire la cronaca di fatti realmente avvenuti, facendo muovere il reporter sullo sfondo delle tensioni tra Cina e Giappone che porteranno poi alla Seconda Guerra Mondiale.

Il terzo atto del fumetto presenta poi un personaggio unico nella mitologia della serie: Tchang TchongJen, una sorta di alter ego cinese di Tintin, suo coetaneo, che lo affiancherà nelle ultime 20 pagine del volume stringendo con lui una forte amicizia che verrà ricordata anche molti anni dopo.

Il nome di questo personaggio tradisce l’omaggio che Hergé vuole fare al suo amico orientale conosciuto a Bruxelles, rappresentando un legame in grado di far superare i pregiudizi e le tensioni tra popoli differenti. L’importanza di questo volume per l’autore – sia a livello affettivo personale, sia in quanto tappa fondamentale della sua evoluzione stilistica – è sottolineata dal fatto che Hergé conserverà quasi tutte le tavole originali della storia, trattamento non replicato per nessun altro capitolo della serie.

 

CHRONO TINTIN: