In un futuro prossimo, il mondo così come lo conosciamo non c’è più. Quella che sembrava una delle tante rivolte popolari, verificatasi in una località periferica della Francia, si è invece rivelata essere la proverbiale ultima goccia, la scintilla capace di innescare una reazione a catena che ha strappato il tessuto sociale dell’intero pianeta, trasformandolo in qualcosa di nuovo e antico allo stesso tempo, riportandolo indietro di secoli e dando vita a una nuova e primordiale organizzazione mondiale.

L’Australia non ha fatto eccezione, e anzi, l’isolamento fisiologico al quale questa gigantesca isola è da sempre esposta ha accentuato il suddetto fenomeno trasformando l’intera nazione in una terra di nessuno, un far west ottocentesco, eccezion fatta per sole sette città organizzate gerarchicamente, dove la società è rimasta civile. Più o meno.

La storia presentataci nel primo episodio di Australia, una delle prime quattro serie targate Wilder, firmata da Leonardo Favia (testi) e Simone Di Meo (disegni), si svolge proprio in una di queste sette città, Perth, dove il misterioso e cupo Agente Speciale Maugham giunge per indagare su un misterioso omicidio, quello di una personalità importante della città: un noto e apprezzato scienziato inspiegabilmente e brutalmente assassinato. Ad accompagnare l’uomo nella sua ricerca c’è la giovane e inesperta Agente Felton: quelli che saranno presumibilmente i due personaggi principali di Australia ci appaiono sin dal principio molto diversi tra loro, quasi antitetici, e proprio questo “gioco” tra personalità differenti costituisce uno dei primi spunti di interesse.

Nel tessere la sua trama, Favia è bravo a imbastire una struttura narrativa interessante che genera facilmente curiosità nel lettore. Oltre a dar vita a due protagonisti carismatici e dicotomici tra loro, lo sceneggiatore carica la sua storia di fascino e mistero, a partire dalla natura stessa di questa distopica nuova società australiana, esistente in sole sette città lontane tra loro e separate da quelle che appaiono essere delle vere e proprie badlands, terre dove non esiste alcuna forma di legge e giustizia (a questo proposito, non vediamo l’ora di saperne di più).

Ma i misteri non sono limitati alle terre di nessuno: sono ben presenti anche all’interno della città di Perth, e riguardano non solo l’omicidio sul quale i due agenti sono chiamati a indagare, ma anche l’identità stessa della vittima. Inoltre, i protagonisti fanno riferimento ad alcune regole del loro mondo piuttosto bizzarre, a partire dagli strani duelli che ogni cittadino sembra chiamato ad affrontare. Spunti di interesse, dunque, ce ne sono, e speriamo vivamente di vedere tutte le nostre aspettative appagate.

Ai disegni, Di Meo, con il suo stile ibrido e sintetico, a metà tra il tratto realistico tipicamente di scuola italiana e una stilizzazione classicamente orientale, realizza tavole accattivanti e ben curate, anche nei dettagli apparentemente meno rilevanti. L’attenzione e la modernità dell’artista sono alla base di uno storytelling classico ma dinamico che rende questo primo episodio una lettura scorrevole e appagante, anche grazie a una forte carica espressiva dei volti dei protagonisti, così come a una bella plasticità dei loro corpi.

L’esordio di Australia è un interessante prologo a una storia che promette molto sin dal principio: per quanto sia troppo poco per trarre un giudizio definitivo ed esaustivo, ci ricordiamo che se il buongiorno si vede dal mattino, allora è lecito attendersi qualcosa di molto valido.