Rumiko Takahashi è conosciuta sopratutto per i suoi manga fantasy: l’aliena in bikini tigrato e gli spiriti tradizionali di Lamù, i combattenti trasformisti di Ranma 1/2 o i demoni che popolano il Giappone feudale di Inu Yasha. Ma nel 1980 la sua seconda serie a fumetti è stata una commedia sentimentale, da molti considerata non solo il titolo più riuscito dell’autrice, ma anche una delle opere migliori nel suo genere: Maison Ikkoku.

Maison IkkokuIl protagonista è Yusaku Godai, studente che è stato bocciato all’esame di ammissione all’università e che vuole abbandonare la pensione in cui abita a causa dei coinquilini troppo rumorosi; il ragazzo però cambia i suoi programmi appena arriva la nuova amministratrice, la giovane e affascinante Kyoko Otonashi, e, in preda a un colpo di fulmine, spera di riuscire a fare breccia nel suo cuore.

Inizialmente gli episodi sono umoristici e decisamente leggeri, autoconclusivi e simili a una sit-com senza alcuna volontà di costruire qualcosa di più complesso. Gli altri abitanti dell’Ikkoku-Kan sono quasi delle macchiette, invadenti figure sopra le righe che nel corso degli anni attraversano un’evoluzione minima, restando principalmente nel loro ruolo di disturbatori. C’è Ichinose, madre di famiglia che mette spesso in imbarazzo suo figlio Kentaro a causa della sua passione per l’alcool; il misterioso Yotsuya, enigmatico individuo che approfitta di ogni occasione per scroccare cibo al prossimo; e Akemi, disinibita cameriera che non si fa problemi a girare per lo stabile con completini semi-trasparenti. Il trio è dedito alla chiacchiera facile e con i loro pettegolezzi spesso ostacola il legame tra Godai e Kyoko, oltre a rendere problematico lo studio del ragazzo a causa dei loro rumorosi festini notturni.

Lentamente però il soggetto iniziale viene approfondito sempre di più e la storia attraversa un costante miglioramento nel corso della serie, di pari passo all’evoluzione grafica del tratto della Takahashi. Anche la figura di Kyoko diventa rapidamente meno banale dello stereotipo della donna amata dal protagonista che ci appare all’inizio. Dopo aver lasciato alcuni indizi sul legame con un uomo, scopriamo infatti che la ragazza è vedova, a seguito morte del suo amato Soichiro. Il suo unico compagno è un simpatico cagnone bianco, chiamato proprio come il defunto marito, che porta con sé nella pensione ed è un ricordo della sua vecchia vita. Godai capisce che questa situazione complica molto i suoi tentativi di fare colpo sull’amministratrice: se il marito fosse ancora vivo lei potrebbe vedere anche i suoi lati negativi, ma un morto non ha alcun rivale e il ricordo idealizzato che sopravvive nel suo cuore lo farà rimanere per sempre il suo uomo ideale.

Godai KyokoGodai prosegue la sua vita tra esami universitari e ripetizioni a Ikuko, la nipote di Kyoko, mentre cerca invano un modo per fare colpo sulla sua amata; altri personaggi, tutti sempre ben gestiti dall’autrice, renderanno ancor più problematica questa relazione arricchendo il manga con una quantità di elementi mai eccessiva.

Il principale rivale in amore di Godai è Mitaka, affascinante allenatore di tennis con un atteggiamento più determinato e insistente nei confronti dell’amministratrice; il suo aspetto, caratterizzato da un sorriso scintillante, ricorda molto Mendo (personaggio di Lamù) e come lui ha una buffa fobia che fanno crollare la sua facciata di sicurezza, quando si trova al cospetto di un cane. A complicare ulteriormente la situazione contribuisce Kozue Nanao, un’ingenua ragazza convinta che Godai sia innamorato di lei, pronta a presentare il suo presunto fidanzato ai genitori; l’insicuro protagonista non riesce a dirle di no, dando vita a numerosi equivoci che lo dipingono come un uomo poco serio agli occhi di Kyoko.

L’amministratrice dell’Ikkoku-kan si trova così al vertice di un triangolo amoroso, dichiarando esplicitamente di essere interessata sia a Godai che a Mitaka, anche se ognuno la irrita con i suoi atteggiamenti: il primo per la sua relazione con Kozue, il secondo per i suoi modi da latin lover con le donne. Ha bisogno di alcuni anni di tempo per decidere, così da allontanare la memoria di Soichiro e al contempo lasciare che Godai ottenga un lavoro e una posizione nella società. Intanto i suoi genitori vorrebbero convincerla a lasciare il suo impiego alla pensione per riportarla a vivere a casa loro, ma Kyoko riesce a resistere alla loro insistenza; dalla famiglia di Godai interviene invece la nonna, che con il suo atteggiamento schietto tenta di combinare situazioni favorevoli tra il nipote e la donna amata, riuscendo a avvicinarli a piccoli passi.

Il triangolo subisce uno scossone a metà della serie, quando Godai finisce in ospedale per un incidente domestico di cui Kyoko si sente responsabile; ovviamente Mitaka non resta a guardare e riesce a farsi ricoverare nella stessa stanza, ma molti personaggi renderanno il ricovero molto movimentato. La Takahashi introduce poi un nuovo coinquilino della pensione: Nikaido, un giovane universitario che presto ingaggia una battaglia a base di scherzi con Yotsuya e che sembrerebbe dover assumere il ruolo di interesse sentimentale alternativo, ma presto l’autrice relega il personaggio in secondo piano.

L’inserimento nel cast a serie inoltrata più riuscito è quello di Yagami, studentessa del liceo in cui Godai va a fare alcune settimane di supplenza; la ragazzina si innamora del suo professore e sarà spudorata nel tentativo di farlo cadere tra le sue braccia, ingaggiando anche uno scontro silenzioso con Kyoko. Questa trama è l’occasione per scoprire qualche retroscena sul passato di Kyoko e Soichiro, visto che il legame tra Godai e Yagami ha molti elementi in comune con la storia d’amore nata qualche anno prima proprio nella stessa scuola.

Kyoko GodaiYagami riesce a incastrare Godai obbligandolo a darle ripetizioni, facendo incontrare in più occasioni il suo amato con suo padre, il dirigente di un’importante ditta che potrebbe assumerlo. Ma lo sfortunato ragazzo continuerà a lungo a cercare un impiego dopo la laurea, trovando un posto in un asilo, grazie alla direttrice del club universitario di burattini. Godai scopre di essere portato per lavorare coi bambini, trovandosi anche a occuparsi dei figli delle cameriere di un night, altro impiego che darà adito ad altri equivoci coi suoi invadenti coinquilini e con Kyoko.

Il finale della serie si avvicina in modo graduale, portando fuori dai giochi prima Mitaka, poi Kozue; il primo è vittima di un divertente epilogo in cui si ritrova costretto a sposare una ricca signorina appassionata di cani, mentre la seconda lascerà Godai in modo meno leggero. Godai e Kyoko riescono così a coronare la loro storia d’amore, vivendo apertamente i loro sentimenti, dopo che l’amministratrice aveva dimostrato gelosie e insicurezze che l’avvicinavano al protagonista, smontando quella figura di “donna perfetta” che era stata presentata all’inizio.

È un peccato che la Takahashi dopo Maison Ikkoku si sia dedicata esclusivamente a fumetti di genere fantastico, in grado di catturare l’interesse dei lettori più giovani; la regina dei manga ha dimostrato con quest’opera di dare il meglio di sé con la commedia romantica, raggiungendo una maggior profondità e tratteggiando rapporti più emozionanti, senza dover pensare a elaborati combattimenti e bizzarre creature.

Qualche anno dopo l’autrice realizza un’altra opera realistica, One Pound Gospel, che ha tutte le carte in tavola per diventare “il nuovo Maison Ikkoku”, ma il suo sfortunato percorso editoriale non le permetterà di proseguirlo oltre il quarto volume. In Italia Maison Ikkoku è stato pubblicato per la prima volta da Star Comics alla fine degli anni ’90, ma si è da poco conclusa una ristampa Perfect Edition con volumi di lusso.