A 6 anni dall’ultima produzione animata e dopo 17 anni dall’ultimo capitolo cinematografico, Dragon Ball torna sul grande schermo con un lungometraggio ambientato nel decennio prima degli ultimi due capitoli del manga. Si tratta dello stesso intervallo di tempo in cui si svolge lo special Ehilà! Son Goku e i suoi amici sono tornati!, al quale questo film fa un implicito riferimento citando il fratello di Vegeta.
Come in quel caso, anche per La Battaglia degli Dei a scrivere il soggetto è Akira Toriyama, che per il lungometraggio collabora però anche alla sceneggiatura. Il 14° film di Dragon Ball Z può quindi essere considerato il prodotto animato più rilevante dell’opera, visto che in nessun altro caso all’infuori del manga il creatore di Dragon Ball era stato coinvolto così profondamente. La straordinarietà del film è premiata dalla distribuzione nelle sale che, complice il successo planetario ottenuto dalla serie negli ultimi 20 anni, raggiunge anche le sale internazionali (tra le quali, per la prima volta, l’Italia) e ne fa il primo film giapponese  ad essere proiettato in formato IMAX.

L’avversario di turno è Bill, Dio della Distruzione, che risvegliandosi da un lungo sonno si mette alla ricerca di un misterioso Super Sayan God apparsogli in sogno. Fin dall’ingresso in scena di Bills si capisce che il film non vuole prendersi troppo sul serio, presentando un nemico con atteggiamenti buffi, come d’altronde lo era stato anche Majin Bu. Nel corso della vicenda infatti si presentano situazioni decisamente sopra le righe, con combattimenti che iniziano per motivi futili e personaggi di una certa importanza ridimensionati attraverso siparietti comici. Sono gli stessi toni dello special Ehilà! Son Goku e i suoi amici sono tornati! e delle prime saghe; d’altronde lo stesso Toriyama preferisce le atmosfere leggere e l’umorismo demenziale con cui il fumetto era cominciato, non sentendosi a suo agio nell’evoluzione attuata per soddisfare il pubblico dei lettori di shonen manga, con personaggi sempre più potenti e combattimenti con un peso maggiore nell’economia della storia.
Con lo stratagemma della festa di compleanno di Bulma è radunato il cast quasi al completo, con l’opportunità di rivedere qualche vecchia conoscenza inaspettata. La trama è quasi inesistente, l’intero film è solo un modo non troppo ben celato di riportare in azione una serie di così grande successo, ma nonostante questo riesce a divertire grazie a una sequenza di scene simpatiche.
L’idea del Super Sayan God attorno al quale ruota la vicenda è interessante, ma purtroppo si rimane delusi di fronte al character design della nuova trasformazione, anche perché l’aspetto è fin troppo simile a quello del Kaioh-Ken e quindi si ha l’impressione quasi di un regresso. Considerando la rilevanza del nuovo livello di Super Sayan e il nome altisonante, di sicuro ci si poteva aspettare qualcosa di meglio.
In una trama per nulla elaborata come quella de La Battaglia degli Dei, sorprende come gli autori non si siano accorti di alcune piccole grandi ingenuità di sceneggiatura, tra le quali spicca un combattimento finale situato al di fuori dell’atmosfera terrestre. Non solo non è mai stato detto che Goku possa sopravvivere senza respirare, ma questo contraddice il finale della saga di Freezer, dove lo spietato alieno si compiace del fatto che con l’esplosione del pianeta Namecc Goku sarebbe morto trovandosi nello spazio profondo senza poter respirare.

Se queste imperfezioni di scrittura fanno storcere il naso, ciò che veramente dispiace è la qualità tecnica: le animazioni mostrano in più di un’occasione scatti o rallentamenti, oltre ai disegni abbastanza semplici che in rari casi addirittura si deformano. In realtà non c’è troppa differenza dal livello degli ultimi film della serie, ma visto il tempo trascorso e l’importanza di un simile ritorno in scena, il livello tecnico poteva essere adeguato a quello delle principali produzioni giapponesi contemporanee. Ulteriori note stonate sono gli inserti in computer grafica fin troppo evidenti, che creano uno stacco netto con l’animazione tradizionale, e una colonna sonora che in un paio di momenti rovina completamente la scena con inserti troppo bruschi di brani fuori luogo.

Nonostante questi difetti, la visione del film rimane comunque piacevole. L’intento è quello di ripescare un universo narrativo con buone potenzialità rimasto per troppo temo chiuso nel cassetto, con una nuova avventura che si limita a proporre un “more of the same”, ma riesce a strappare più di un sorriso ai fan della serie, grazie anche a un effetto nostalgia che raggiunge il suo apice sui titoli di coda con una galleria di pagine del manga. Certo, i fan più hardcore della serie che stravedono soprattutto per gli scontri all’ultimo sangue probabilmente rimarranno delusi, ma La Battaglia degli Dei riesce a restituire lo spirito iniziale del fumetto, anche nella conclusione della trama abbastanza fuori dagli schemi.
Il finale lascerebbe supporre un proseguimento della storia e l’augurio è che un giorno possa vedere la luce. Perché in fondo Dragon Ball ha fatto la storia del fumetto e dell’animazione giapponese e, anche nei suoi momenti meno ispirati, rimane comunque al di sopra della media degli altri shonen manga.