Coke in stock, copertina di HergéA metà degli anni ’50, Hergé legge un articolo di giornale che racconta della tratta degli schiavi in corso nel mondo arabo, dove gli africani in pellegrinaggio alla Mecca venivano venduti durante il viaggio. Coke in stock è proprio il nome in codice con cui ci si riferiva agli schiavi trasportati clandestinamente, adottato dall’autore per la diciannovesima storia a fumetti di Tintin, impegnato nella sua ultima grande avventura marittima.

Il reporter belga, accompagnato da Milou e dal Capitano Haddock, viaggia fino al Kemed, fittizio Stato mediorientale dov’è stato fatto prigioniero l’emiro Ben Kalish Ezab, padre del pestifero Abdallah. Dopo aver scoperto un traffico clandestino di aerei bellici, in cui è coinvolto il generale Alcazar, i protagonisti sono costretti a un atterraggio di fortuna su una spiaggia sperduta, al quale segue un attraversamento del deserto a cavallo e un salvataggio in mare a bordo di una zattera: una vera e propria odissea con mezzi di fortuna nella quale ritroviamo un gran numero di personaggi apparsi nei precedenti episodi della serie, una sorta di celebrazione del cast allargato da parte del suo autore prima di dedicarsi a vicende decisamente meno corali.

Questo omaggio deriva dallo studio delle opere di Honoré de Balzac: Hergé rimane affascinato dal modo in cui lo scrittore ha riutilizzato figure presentate nei suoi lavori precedenti (oggi lo chiameremmo “universo narrativo”) e decide di fare qualcosa di simile.

Com’è ormai tradizione, l’autore disegna le ambientazioni della storia basandosi su un’accurata documentazione fotografica, di cui si è occupato personalmente in una serie di viaggi in compagnia dei suoi assistenti. La ricerca di un estremo realismo si traduce anche in una fedele riproduzione dei numerosi mezzi di trasporto, delle architetture dei diversi Paesi e di quadri e opere d’arte che l’occhio più attento potrebbe riuscire a riconoscere tra le vignette.

Attraverso scenari e personaggi immaginari, Hergé continua a far vivere ai suoi personaggi avventure che rispecchiano la società dell’epoca, ma questo continua ad attirare diverse critiche. In particolare, la rappresentazione degli schiavi neri vuole essere una sorta di rivalsa per le accuse di razzismo ricevute per Tintin in Congo, ma la parlata grezza viene vista ancora come un giudizio di inferiorità e per le successive edizioni l’autore modificherà i dialoghi con un linguaggio corretto dal punto di vista grammaticale.

A metà tra una riunione di famiglia e una retrospettiva tra le sue precedenti storie a fumetti, Coke in stock è una delle vicende più elaborate e tortuose della serie, prima che l’autore passi a dedicarsi a racconti più personali e intimi.

 

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