L’ultimo signore dell’Eldorado (The Last Lord Of Eldorado, del 1998) fa parte di quel gruppo di storie di Don Rosa che possono essere classificate come sequel. A differenza delle avventure proposte fino a quel momento, però, non si tratta di un seguito di una storia di Carl Barks, ma di una precedente avventura donrosiana, ovvero Zio Paperone e il tesoro sotto vetro del 1991.

Probabilmente, temendo che i suoi fumetti non abbiano ancora quello status di classici indimenticabili come quelli di Barks, Rosa si premura, comunque, di fornirci un breve riassunto di quanto accaduto in Treasure Under Glass: una overexposition forse necessaria quanto palese nella sua natura di “riassunto della puntata precedente”, tanto da venir criticata dallo stesso Paperone con una divertente gag metafumettistica.

L'ultimo signore dell'Eldorado

Il tesoro oggetto della caccia di turno è la mitica Eldorado, la città d’oro sudamericana cercata inutilmente dai conquistadores. Gli ingredienti della tipica storia donrosiana ci sono tutti: un’attenta ricostruzione storica, che ci narra le gesta (romanzate) di personaggi realmente esistiti, divertenti gag con protagonista, perlopiù, Paperino, e vari rimandi ad altre avventure, tanto sue – come Il figlio del Sole – quanto dell’Uomo dei Paperi, come nel caso di Paperino contro l’uomo d’oro, avventura a cui scopriamo essere legato a doppio filo L’ultimo signore dell’Eldorado.

Don Rosa, infatti, si riallaccia alla storia dell’Uomo d’oro barksiana, che non vedeva Zio Paperone tra i personaggi in gioco, mettendo il magnate al centro della vicenda e espandendone il background.

L'ultimo signore dell'Eldorado

La direzione presa dall’autore, ormai nella seconda metà della sua carriera, appare sempre più chiara: Rosa spinge sempre di più sul fattore continuity, non limitandosi a creare sequel di una singola storia barksiana, ma scrivendo avventure in cui intreccia fittissime reti di rimandi tra storie tanto sue quanto di Barks.

Quanto visto per la prima volta in Zio Paperone e il ritorno a Xanadu, che è tanto un sequel di Zio Paperone e la dollarallergia, quanto di Zio Paperone e la corona perduta di Gengis Khan, si ripete anche in questo caso, con la differenza che l’autore inserisce, oltre ai rimandi a Il tesoro sotto vetro e a L’Uomo d’Oro, anche richiami a Le sette città di Cibola e a Il Figlio del Sole.

Anche i freni tipicamente disneyani vengono via via allentati di storia in storia. Se già con Zio Paperone e il tesoro dei dieci avatar avevamo visto chiari riferimenti a una religione, in quel caso quella induista, la sequenza di L’ultimo signore dell’Eldorado ambientata in un convento, in cui i nostri interagiscono con delle suore, sdogana un altro tabù, facendo apparire dei religiosi cristiani in una storia di Paperi, caso destinato a rimanere fondamentalmente isolato.

L'ultimo signore dell'Eldorado

 

D.U.C.K. HUNT

L’omaggio all’Uomo dei Paperi si trova nella vignetta d’apertura, nascosta tra le onde dell’Oceano.

 

L'ultimo signore dell'Eldorado

 

CHRONO DON ROSA: