Io non so come si combatterà la Terza Guerra Mondiale, ma so che la quarta si combatterà con pietre e bastoni. Cinquant’anni prima del presente narrativo di Australia, serie Wilder che ha fatto il suo esordio lo scorso gennaio, i popoli di tutti i continenti hanno canalizzato la propria rabbia in una rivolta che ha sovvertito l’ordine costituito e ha messo la parola fine al mondo così come lo conosciamo.

In un futuro non troppo lontano, dunque, l’Australia è regredita a una condizione di Far West ottocentesco in cui le sole sette città sopravvissute garantiscono una condizione di vita simile alla nostra. L’entroterra, quella porzione di territorio nazionale al di fuori delle mura che difendono le città, è un insieme di leggende e dicerie orrorifiche animato da mostri e selvaggi pronti a rivendicare il proprio diritto a vivere in un mondo civilizzato. In questo contesto seguiamo le indagini dell’Agente Ombra dell’ASIO, Somerset Maugham, giunto a Perth per scoprire chi ha ucciso uno scienziato locale, il professor Hooper. Ad accompagnarlo, la giovane agente Cynthia Felton, figlia dell’ex sindaco della settima città.

La ricerca dell’autore di questo efferato crimine, però, incontra ben presto continui e pressanti interventi del sindaco di Perth, John Troisi, e del Direttorio. Durante quest’avvincente cammino, all’Agente Speciale Maugham e all’Agente Felton si unisce il figlio del professor Hooper, Ben, in un viaggio denso di pericoli e sfide. Sceneggiatore di questo intenso thriller psicologico è Leonardo Favia, abile nell’imbastire un’opera che mantiene vivo l’interesse del lettore lungo tutti i suoi sette capitoli grazie a un ritmo incalzante e a un sapiente mix di azione e mistero.

Partendo, dunque, da un presupposto caro alla narrativa apocalittica, Favia delinea una trama lineare in cui non mancano colpi di scena e complotti. Il ricorso a questi espedienti, da un lato, porta alla creazione di un’immediata empatia con i protagonisti, i quali si trovano a vivere pericoli in successione; dall’altro, permette allo sceneggiatore di giocare con la verità così come viene percepita, costringendo spesso il lettore a doversi ricredere sulla natura dei personaggi coinvolti. Australia propone dunque una trama solida e ben orchestrata, valorizzata da caratterizzazioni riuscite e un ritmo narrativo adrenalinico.

Ai disegni troviamo inizialmente Simone Di Meo, sostituito nei successivi capitoli da Giorgio Abou Mrad e Lorenzo Magalotti. Il cambio in corsa non giova in termini di fruibilità al titolo, ma, per quanto non possa essere definito un punto di forza, l’eterogeneità degli stili – più sintetico quello di Di Meo, dinamico quello di Mrad e tondeggiante quello di Magalotti – permette di ammirare più validi artisti al servizio della storia di Favia. Il continuo cambio di colorista è invece meno indolore: per quanto le prove di Simone Di Meo, di una sorprendente Giorgia Lanza e di Francesco Segala siano buone, queste non legano abbastanza tra loro e generano un po’ di confusione.

Australia resta dunque un’opera intensa e intrigante che avrebbe meritato maggior coerenza artistica in fase di realizzazione, e ci auguriamo che possa trovarla nella prossima stagione.

Australia, copertina variant di Daniele Di Nicuolo