La Sposa Yemenita, anteprima 01Quando si pensa a un fumetto è quasi immediato correre con la mente ad avventura, azione, fantascienza e horror. Questo medium, tuttavia, può descriverci la realtà tramite un romanzo grafico o un reportage: il graphic journalism. La sposa yemenita, di Laura Silvia Battaglia e Paola Cannatella, ne è un esempio edificante. Soffermandosi sulle pagine del brossurato edito da BeccoGiallo ci si rende conto dell’ineffabile potenza comunicativa ed esplicativa delle nuvole parlanti. Ha ragione la Battaglia, quando afferma che un libro in prosa non sarebbe riuscito con la stessa forza a rendersi tanto fruibile ed empatico a una più ampia platea di lettori.

L’argomento è tosto e per la maggior parte sconosciuto: lo Yemen. Un saggio giornalistico sarebbe certamente finito in una delle tante anonime pile di volumi accatastati in una libreria di varia; ma quel titolo, quella copertina – con la protagonista nella doppia veste di inviata (telecamera in spalla) e promessa sposa con la rosa in mano (ricevere il fiore durante una festa di matrimonio ha lo stesso significato del nostro lancio del bouquet) – non può lasciare indifferenti.

Il merito va certamente all’intuizione creativa di Paola Cannatella, che ha rielaborato il nutrito materiale fornitogli dall’amica e co-ideatrice dell’albo conferendogli un ordine e una logica sequenziale semplice e accattivante; sua è la sceneggiatura, la regia e la realizzazione grafica, compresi i colori. La scelta dell’artista di origini siciliane di optare per uno stile vicino a quello dei manga – si veda l’introduzione dei chibi (figure più piccole del normale con teste sproporzionatamente più grandi) per rappresentare i personaggi della storia – ottiene un risultato molto godibile, capace di esaltare i momenti più leggeri del racconto e stemperare quelli più drammatici.

La Sposa Yemenita, anteprima 03In tredici brevi ma intensi capitoli (oltre a un prologo e a un epilogo) che denotano una grande capacità di sintesi, la Battaglia riesce a fornire un’idea concreta di un Paese lontano, celato alla nostra attenzione, anche e soprattutto volontariamente. Quello che una volta era l’antico regno della Regina di Saba, compresa la sua capitale Sana’a – “una Venezia selvaggia sulla polvere”, come la definì Pier Paolo Pasolini – è stato per sempre deturpato dalla ferocia di una guerra civile tuttora in corso.

Utilizzando tre colori per dar risalto alle tavole secondo gli argomenti trattati – il rosso per la quotidianità, il blu per le inchieste e il giallo per i temi religiosi – le due autrici catanesi ci spalancano un universo suggestivo quanto terrificante: le celebrazioni nuziali, consumate in rigorosa separazione tra uomini e donne; la vanità e la civetteria delle ragazze yemenite, celate sotto lo scuro niqab (il burqa locale, per intenderci, di colore nero); il traffico di minorenni per lo spaccio della droga più ricercata da quelle parti, il qat; i rapimenti degli stranieri; le stragi di innocenti perpetrate dai droni delle nostre forze alleate; gli scellerati attacchi kamikaze; la saggezza e la tolleranza religiosa dello sceicco (termine che letteralmente significa “anziano”, ma che in realtà indica una qualsiasi persona che goda di grande rispetto) Hassan Abdullah, attraverso il quale riscopriamo il vero Islam, quello della stragrande maggioranza dei suoi fedeli.

La sposa yemenita, arricchito nelle ultime venti pagine da riflessioni e fotografie della scrittrice, è un imperdibile resoconto di verità nascoste. In quello che possiamo definire un diario appassionante e appassionato della Battaglia, c’è l’amore incondizionato per la sua seconda patria e per il suo uomo, la testimonianza toccante delle storture e della brutalità di quel Paese, ma anche la lucida e sferzante denuncia della cecità internazionale.