Residenza ArcadiaL’assemblea di condominio è un violento e crudo spaccato della natura umana. Se non avete mai partecipato a una di queste riunioni, il modo in cui vengono descritte e l’ironia fatta a riguardo potranno sembrarvi eccessive, ma spesso questi appuntamenti sono effettivamente luoghi di accesi scontri e dibattiti assurdi tra le persone che condividono il medesimo complesso abitativo. Il motivo di questi contrasti non è così inspiegabile: si tratta di individui che non si conoscono, non appartengono alla stessa famiglia e non hanno esperienze in comune, ma sono costretti a convivere a causa del fato. Ognuno ha diverse esigenze, pensieri, fedi religiose, credi politici e abitudini quotidiane, ma tutti devono condividere lo stesso tetto.

Daniel Cuello, autore argentino trapiantato in Italia, rappresenta molto bene questa condizione in Residenza Arcadia, la sua prima graphic novel BAO Publishing, dopo aver pubblicato online molte divertenti vignette e strisce.

Ognuno dei personaggi di questo fumetto ha priorità personali che considera più importanti delle necessità altrui, un microcosmo che offre un perfetto spunto di riflessione sulla tolleranza, sulla diffidenza nei confronti del prossimo e sui piccoli egoismi quotidiani di ognuno di noi. Il condominio che dà il titolo al volume è infatti popolato da personaggi impegnati a discutere e a parlarsi alle spalle, mossi dalle proprie fissazioni, ma prima o poi le carte verranno scoperte e caratteri apparentemente superficiali si sveleranno per la loro effettiva natura.

Si tratta di un meccanismo narrativo molto efficace se realizzato con intelligenza come in questo caso: concentrarsi su una situazione ordinaria in cui tutti possono riconoscersi per stimolare una riflessione sui nostri comportamenti personali, creando al contempo una metafora di problemi estesi su scala planetaria e particolarmente attuali.

Il racconto di Cuello ci fa capire come questa idiosincrasia per i propri vicini di casa sia in buona parte dettata da una scarsa empatia reciproca e dalla mancata conoscenza del prossimo: la vecchietta abituata a lamentarsi per qualsiasi cosa può celare un passato drammatico, mentre il burbero signore del piano di sopra probabilmente ha vissuto esperienze che l’hanno portato a costruirsi una corazza emotiva. Dietro l’atteggiamento ossessivo-compulsivo che infastidisce un’intera rampa di scale può esserci una storia straordinaria.

La sceneggiatura di Cuello soffre inizialmente nella rappresentazione della vita quotidiana, con dialoghi che rappresentano l’ordinarietà della vita condominiale e brevi interazioni scaturite sul pianerottolo; ma questa routine, fatta di commenti al fiele e contrasti verso ogni possibile novità, è in realtà una preparazione al climax che esplode nell’ultimo segmento del volume, con un drastico cambio di toni e di ritmo.

I disegni di Cuello sono particolarmente efficaci nella caratterizzazione grafica dei personaggi, dotati di una fisicità lombrosiana che per certi versi ci ha ricordato i film di Jacques Tati e Sylvain Chomet; proprio come in quelle opere prive di dialoghi, l’espressività dei protagonisti di Residenza Arcadia sostiene l’intera trama e, con qualche accorgimento in più, siamo convinti che questo fumetto avrebbe potuto limitare ulteriormente l’uso della parola.

Dopo aver apprezzato le sue battute fulminanti sul Web, questo primo lavoro ad ampio respiro ci mostra nuove potenzialità dell’arte di Daniel Cuello, autore che non ci dispiacerebbe vedere in futuro al servizio di un fumetto muto.