Come già successo tre anni prima con Paperino, nel 1997 Don Rosa è chiamato a occuparsi nuovamente del compleanno di un personaggio della banda dei Paperi. Questa volta è il turno di Zio Paperone, indiscusso protagonista della sua produzione artistica.

Esattamente come nel caso del nipote, Rosa non può far dichiarare al personaggio un’età che ne rappresenti solo la vita editoriale, in netto contrasto con la serratissima continuity da lui messa a punto; ma se i 60 anni di Paperino, nella storia di tre anni prima, diventavano una sorta di gag nata da un equivoco – in quanto non spiegabili altrimenti – in questo caso Don Rosa sfrutta “a suo vantaggio” la ricorrenza per contestualizzare il cinquantenario all’interno della continuity.

Avendo posto, infatti, l’arrivo del magnate a Paperopoli nel 1902, il cartoonist del Kentucky ambienta Zio Paperone in qualcosa di veramente speciale nel 1952, trasformando il “compleanno editoriale” nella celebrazione cittadina per i 50 anni di Paperone nella città del Calisota.

Zio Paperone in qualcosa di veramente speciale

Ed è una celebrazione tanto all’interno della storia – con la cittadinanza paperopolese in festa per via del concorso che premierà chi riuscirà a donare, al Papero che ha tutto, ciò che davvero desidera – quanto per il lettore, che ritrova tra le tavole del fumetto tutti i comprimari dell’universo barksiano, tra parenti, amici e nemici del miliardario.

Vediamo, infatti, Cuordpietra Famedoro, Amelia e i Bassotti in un’inedita e pericolosa (ma poco salda) alleanza che dovrebbe far crollare l’impero del fantastiliardario proprio nel giorno della sua celebrazione; ma anche amici e parenti, da Paperino a Qui, Quo e Qua, da Paperina a Gastone, da Nonna Papera ad Archimede, fino a Pico De Paperis. E praticamente ognuno di essi è decisivo, a modo suo, nell’aiutare Paperone in una sfida dalla posta in gioco particolarmente alta, in quella che risulta essere non solo una celebrazione di Paperone, ma anche della sua particolare e bellissima famiglia.

Zio Paperone in qualcosa di veramente speciale

Don Rosa chiarisce anche un concetto a lui caro: Paperopoli è Paperon de’ Paperoni. Con buona pace di Cornelius Coot, stimato fondatore, la città sarebbe ancora un piccolo borgo di campagna, senza l’intervento del magnate. E così, come mai prima d’ora, la stessa Paperopoli diventa protagonista della storia, parte di un binomio inscindibile.

Paperone conosce a memoria la città, compresa quella vecchia, sotterranea, coperta ormai dagli edifici più recenti; lui stesso ne ha curato la costruzione e l’ammodernamento durante ultimi cinque decenni, definendo Paperopoli stessa in maniera profonda, non solo tramite l’iconico deposito che ne rende inconfondibile la skyline: ogni strada e ogni mattone sono lì per sua volontà, a tutti gli effetti una sorta di “secondo fondatore”.

Zio Paperone in qualcosa di veramente speciale

E tra parenti, amici, nemici e la città di Paperone, solo un elemento della “mitologia” manca a completare il quadro: Doretta Doremì, la Stella del Polo. E chi, se non lei, è l’unico vero desiderio del Papero che possiede tutto?

Zio Paperone in qualcosa di veramente speciale

 

D.U.C.K. HUNT

L’omaggio all’Uomo dei Paperi si trova nella vignetta d’apertura, tra i fogli impilati alle spalle di Miss Paperett.

 

Qualcosa di veramente speciale

 

CHRONO DON ROSA: