Chrono Don Rosa #51: Il Papero del passato e del futuro

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Come nel caso della prima storia papera di Don Rosa, Il figlio del Sole, anche Il Papero del passato e del futuro (The Once and Future Duck), del 1996, è una parziale rielaborazione di un precedente fumetto dell’autore, parte del ciclo Pertwillaby Papers.

In entrambe le versioni, quella con i poco noti personaggi originali di Rosa e quella con i Paperi, i protagonisti si trovano sbalzati ai tempi di Re Artù. Ma, mentre nella prima stesura la trattazione dei temi arturiani è più fantasiosa e vicina alla leggenda, in quella successiva l’autore decide di attenersi maggiormente a quella che è la presunta realtà storica.

Il Papero del passato e del futuro

All’inzio della storia, Paperino, Archimede e i nipotini, si recano a Stonehenge per testare un prototipo di macchina del tempo costruito dall’inventore. La scelta del luogo non è casuale: lo sventurato viaggiatore del tempo potrebbe materializzarsi nello spazio che, in un altro momento, era occupato da qualche oggetto: meglio scegliere un luogo sicuramente sgombro da ostacoli!

Lo spostamento nel passato, che doveva essere di breve entità e riguardare il solo Paperino; per un errore di sovralimentazione, però, a venir trasportato nel tempo è l’intero gruppo… e di ben quindici secoli nel passato!

Quella che i nostri si rendono conto essere la mitica Camelot del ciclo arturiano, però, altro non è che un rozzo villaggio fortificato. A quanto pare, infatti, se davvero una figura riconducibile ad Arthur Pendragon è mai esistita, è ben lontana da quella del re del IX Secolo che risiede in un castello e, più verosimilmente, è riconducibile a quella di uno dei tanti signori della guerra di discendenza romana, in lotta contro gli invasori Sassoni durante il V Secolo.

Il Papero del passato e del futuro

Pur non tradendo la sua tradizionale vena comica, Don Rosa, fedele alla sua “poetica” di verosimiglianza storica, ci mostra personaggi e caratteristiche tipiche del ciclo arturiano reinterpretati in chiave relativamente realistica nel contesto storico tardo antico.

Mantenendosi in linea con il resto della sua produzione e con l'”insegnamento” barksiano, anche la magia – di cui Merlino dovrebbe essere depositario, è assente da questa versione dei fatti. Come la stessa Amelia non è una strega ma più una figura più simile ad un’alchimista che fa uso di trucchi, la cui natura “magica” è riconducibile a specifici oggetti, anche qui non ci è traccia del sovrannaturale, se non nell’errata interpretazione della tecnologia da parte di “Artù” e della sua gente.

Un’ultima curiosità riguarda il Santo Graal: secondo la versione di Don Rosa, non sarebbe altro che un’errata interpretazione del collettore di energia solare che alimenta la macchina del tempo di Archimede, oggetto dalla forma simile a quella di un calice. Dalle battute del Re si evince che solo in questa circostanza, alla vista del misterioso (per loro) oggetto, nasce quello che diverrà successivamente il mito del Santo Graal, di cui i guerrieri, fino a quel momento, ignoravano l’esistenza.

Altrettanto curiosamente, però, il Graal ricomparirà in una delle ultime storie donrosiane, Una lettera da casa; ma, in quel caso, come confermato dallo stesso autore, il “vero” Santo Graal non è altro che un calice a cui i templari hanno attribuito un valore sacrale che lui ha deciso di tenere al di fuori dell'”universo secolare” paperopolese.

 

D.U.C.K. HUNT

L’omaggio a Carl Barks si trova nella vignetta d’apertura, tra l’erba del giardino di Archimede.

 

Il Papero del passato e del futuro

 

CHRONO DON ROSA:

http://www.badcomics.it/2017/01/chrono-don-rosa-34-la-saga-di-paperon-de-paperoni-capitolo-5-il-nuovo-proprietario-del-castello-de-paperoni/139315/