X-Men Gold #1, anteprima 01

X-Men: Gold è la testata d’angolo su cui poggia l’intero progetto ResurrXion, la rinascita dei mutanti e delle loro saghe all’interno dell’Universo Marvel. Sfortunatamente, il numero #1 della serie ha tenuto banco soprattutto per la polemica suscitata dai messaggi nascosti inseriti dal disegnatore Ardian Syaf, ma archiviata quella vicenda è giunto il momento di dare un’occhiata più da vicino all’albo vero e proprio per saggiarne validità, punti di forza e punti deboli e cercare di capire dove ci condurranno gli autori che hanno preso in mano le redini del parco di testate mutanti.

Cominciamo con le coordinate essenziali: tutto inizia in media res, con un combattimento in corso tra il nuovo team di X-Men – Kitty Pryde, Colosso, Nightcrawler, Vecchio Logan, Prestige e Tempesta – e Terrax, nel bel mezzo dei grattacieli di New York, come vuole la migliore tradizione: un espediente narrativo tra i più collaudati che ci mostra nel giro di poche pagine le dinamiche interpersonali tra i membri del gruppo, per poi allargarsi a una situazione di più ampio respiro che fa il punto della situazione sulla comunità mutante, che ora ruota attorno a una Scuola Xavier situata nel bel mezzo di Central Park e che deve ancora fare i conti con gli immancabili pregiudizi anti-mutanti, tutt’altro che scomparsi, che vengono affrontati con rinnovata energia e positività dai membri del gruppo.

Cominciamo con le cattive notizie: se c’è un rimprovero da fare alla sceneggiatura di Marc Guggenheim, è che in più punti si rivela fin troppo didascalica. Se è vero che il primo numero di una serie deve fungere da “manifesto programmatico” dei temi e delle atmosfere che verranno, c’è ben poca sottigliezza nel sentire Kitty, Rachel e Ororo ribadire palesemente slogan come “dobbiamo tornare a essere eroi”, “dobbiamo voltare pagina e lasciarci alle spalle il passato”, “dobbiamo riunirci al resto del mondo” e così via. Tutti concetti ottimi – c’è da applaudire a questa intenzione di voltare pagina, specialmente dopo che la gestione di Jeff Lemire e il lungo, non del tutto convincente conflitto con gli Inumani ci avevano essenzialmente offerto troppi piatti di minestra riscaldata a tema “morte, dissoluzione e persecuzione”; ma forse il concetto poteva essere trasmesso in modo leggermente più sofisticato.

X-Men Gold #1, anteprima 02

Chiusa questa doverosa nota, aggiungiamo con piacere che Guggenheim si distingue con merito nel campo della caratterizzazione dei personaggi. Il “ritorno alle origini” che più affascina il lettore non è probabilmente destinato ad essere quello su scala più collettiva della dimensione eroica e dell’integrazione con il resto dell’Universo Marvel (che può comunque dare adito a spunti interessanti), bensì il banter, lo scambio di battute tra i compagni di squadra, i rapporti a volte difficili ma comunque cementati da anni e anni di militanza sul campo e il vasto bagaglio emotivo che ognuno di essi si porta dietro. Da questo punto di vista Guggenheim è molto bravo nel catturare – o ricatturare – lo spirito frizzante che animava gli anni d’oro Claremontiani (con tanto di immancabile partita di softball, altra scena “telegrafata”, da interpretare come gradito omaggio) e va anche detto che i personaggi giungono in aiuto dell’autore.

Se i manifesti programmatici di cui sopra fossero messi in bocca a figure meno incisive o meno storiche, il risultato potrebbe sembrare veramente goffo, ma se a cimentarsi in questo desiderio di rinascita sono volti iconici delle saghe mutanti come Tempesta, Logan e Kitty, il lettore che li segue da decenni e li ha accompagnati nelle innumerevoli traversie degli anni più bui comprende meglio lo sforzo eroico di volersi rialzare ed è lieto di volerli accompagnare in questo nuovo viaggio. Da questo punto di vista, X-Men: Gold appare come una serie intenzionata a parlare e a compiacere soprattutto i lettori di vecchia data. Non che risulti poco fruibile ai nuovi lettori, anzi, ma chi ha qualche annetto in più sulle spalle non potrà non provare la sensazione di sentirsi di nuovo a casa.

Ultima menzione d’onore, e non poteva essere altrimenti, va a Kitty Pryde, figura scelta da Guggenheim come simbolo di questa rinascita: la sceneggiatura del personaggio è veramente impeccabile, in ottimo equilibrio tra la necessità di dimostrare la crescita anagrafica, psicologica e caratteriale del nuovo capo degli X-Men, oltre al rispetto delle sue radici e del suo passato; dal rapporto complicato con Peter Rasputin ai suoi primi giorni da “matricola” negli X-Men (“I survived the experience”, le fa dire Guggenheim, citando la famosa frase che accompagnava la sua entrata in scena!).

In conclusione: è probabile che X-Men: Gold #1 in sé non si guadagni un posto nell’olimpo dei fumetti mutanti più celebri di tutti i tempi. Ci offre buoni dialoghi e caratterizzazione, molta exposition del nuovo status quo mutante e poco altro. Ma come “fondamenta” su cui costruire nuovi cicli di avventure che si rivelino appassionanti ed entusiasmanti svolge egregiamente il suo dovere, e lascia un ottimo sapore in bocca per il futuro di Kitty e compagni.

X-Men: Gold #1, anteprima 01