Pochi artisti possono identificare la natura della loro creatività con lo spirito del proprio Paese. Il sogno di un’intera generazione, nella seconda metà del XX secolo, diede il via a un nuovo modo di intendere l’Arte, dopo che Andy Warhol innescò la rivoluzione conosciuta come Pop Art, un movimento artistico capace di precorrere i tempi e prevedere le trasformazioni culturali di cui ancora oggi vediamo i frutti.

Nella sua collana Biografie, la casa editrice BeccoGiallo ha pubblicato la graphic novel Warhol – L’intervista, di Adriano Barone e Officina Infernale, che ripercorre la folgorante vita del massimo esponente della Pop Art, un’icona del secolo scorso che ha saputo influenzare, oltre al mondo dell’Arte, il cinema, la musica, la moda, la pubblicità e più in generale il modo stesso di intendere la comunicazione e i suoi strumenti; quest’ultimo aspetto, in particolare, rappresenta il fulcro attorno al quale ha sviluppato una nuova poetica, un modo per elevare il linguaggio coinvolgendo prodotti destinati alle masse.

Scrivere biografie non è facile, dedicare la propria attività a realizzarne una su Warhol è un’impresa quasi titanica. Barone decide di impostare questa graphic novel come un’intervista, con la quale lanciarsi in una retrospettiva che ricostruisca la vita dell’artista incrociando elementi pubblici e privati. Attraverso quest’espediente meta-fumettistico, lo sceneggiatore alterna momenti più didascalici, in cui ricostruisce cronologicamente l’attività artistica di Warhol, ad altri più leggeri e divertenti, dove presenta i retroscena della realizzazione di un’opera, di una mostra o di un disco.

La narrazione si muove dunque in bilico tra realtà e finzione, con il lettore che non è a conoscenza di quali aspetti siano “reali” e quali, invece, rappresentino una libera interpretazione filtrata dalla documentazione degli autori. Quello che ne esce è il ritratto di un Warhol irriverente che sovente spezza il racconto, prendendo poco sul serio sé stesso, l’intera operazione e ravvivando così la narrazione.

L’istrionico artista è su un palco e, come in una delle sue pellicole, tiene vivo l’interesse del lettore focalizzando l’attenzione sulla sua arte: ci conduce attraverso i momenti cruciali della sua vita – come uomo e come artista – e ci lascia accomodare nella sua Factory, crocevia del suo successo.

Barone alimenta e tiene vivo lo spirito del Warhol storico, ne sottolinea il cinismo operativo che lo spinse a privare l’Arte della sua ideologia e della sua unicità, preferendo realizzare opere facilmente riproducibili e che sapessero parlare alla gente. La sua arte è democratica, accessibile a tutti, l’emblema di quel sogno americano in cui fumetti, Coca-Cola e altri prodotti diventano simboli del consumo e dell’ostentazione, dell’uomo stesso.

Le tavole di Officina Infernale, artista influenzato dallo stile pop di Warhol, sono dense di omaggi a quadri e copertine di dischi che hanno reso immortale l’artista, assemblati con un processo realizzativo vicino a quello della serigrafia. Molto spesso Andrea Mozzato realizza vignette con ritagli di giornali, stampe e riproduzioni riprendendo i riferimenti che hanno ispirato a loro volta lo stile artistico di Warhol: la cosa essenziale è trasmettere il messaggio, parlare al cuore e alla pancia di chi legge queste pagine. Le illustrazioni, inoltre, vengono ripresentate più volte, applicando quel concetto di serialità e riproducibilità tanto caro a Warhol.

Sia dal punto di vista narrativo che visivo, Warhol – L’intervista prova ad applicare i principi che mezzo secolo prima sono stati resi immortali dall’artista. Tra mito e storia, tra leggenda e cronaca, il lettore giungerà alla fine della lettura con un interrogativo fisso nella mente, interrogativo al quale lo stesso Andy Warhol ha già risposto tramite un’altra domanda: “Vuoi diventare famoso per sempre e sconfiggere la morte?”