Il successo del videogioco Battlefront, uscito nel 2015 per PC e per le principali console, porta la Lucasfilm a sfruttarne il marchio, con il romanzo Star Wars Battlefront: Compagnia Twilight, una sorta di spin-off del gioco che tenta di catapultarne il lettore all’interno di quelle atmosfere. Va fatta, comunque, l’importante premessa che il libro è assolutamente indipendente dal videogame e, pertanto, fruibile anche dal fan meno avvezzo al joypad.

La vicenda è ambientata attorno al timeframe de L’Impero colpisce ancora e presenta tutti personaggi originali, cosa che – come già visto con il magnifico Lost Stars – offre ampi spazi di manovra per narrare avventure senza essere condizionati dalla continuity. I personaggi sono interessanti, ma, in alcuni casi, poco approfonditi. Forse non è propriamente un difetto, quanto una scelta legata al tipo di narrazione: a farla da padrone, in Compagnia Twilight, sono soprattutto le battaglie. La vicenda personale del protagonista, il soldato ribelle Hazram Namir si snoda attraverso gli scontri tra Impero e Alleanza, qui mostrati in modo più crudo e realistico rispetto alla media dei romanzi starwarsiani.

A una grande attenzione per l’azione si contrappone, purtroppo, una minore caratterizzazione dei personaggi secondari, anche se va riconosciuto lo sforzo di mostrarci tutti i comprimari, imperiali o ribelli che siano, il più sfaccettati e tridimensionali possibile. Ci lasciamo alle spalle, quindi, i classici ribelli mostrati come eroi senza macchia o gli imperiali puntualmente perfidi e senza pietà. Come visto anche sul grande schermo con Rogue One, l’Alleanza Ribelle è fatta di uomini che si sporcano le mani, le cui azioni, pur in nome di un ideale, non sono quelle di cui si possa andare fieri. Parimenti, tra le fila del Nuovo Ordine troviamo combattenti convinti di essere nel giusto, di combattere per la legalità e per l’ordine contro criminali e terroristi, sulla linea di quanto già visto in Lost Stars o in Aftermath.

Pur essendo un romanzo nel complesso di buona fattura, va detto che la struttura episodica e il grande spazio dato all’azione non è per tutti. Una battaglia, che può avere grande impatto sullo schermo o tra le pagine di un fumetto, non ha la stessa resa tra i capitoli di un libro, medium sicuramente più adatto all’approfondimento psicologico.