Chrono Don Rosa #50: Paperino e le carte perdute di Colombo

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Paperino e le carte perdute di Colombo (The Lost Charts of Columbus), del 1995, fa parte della serie di storie di Don Rosa note come “sequel barksiani”. Va però fatta una precisazione: a parte alcuni casi isolati – come ad esempio Paperino e il ritorno di Super Segugio – questi seguiti non sono meri omaggi fini a se stessi volti a far rivisitare luoghi e situazioni già visti sfruttando l’effetto nostalgia; prese complessivamente, vanno infatti a costruire un preciso intreccio narrativo che copre tutto l’arco della carriera di Don Rosa.

Fatta eccezione per le brevi storie comiche, infatti, possiamo trovare due filoni narrativi distinti nell’opera donrosiana: uno, facilmente individuabile, è quello imperniato sul passato di Paperone, composto dalla Saga e dai vari capitoli aggiuntivi a cui si sommano avventure concettualmente legate, quali Zio Paperone e l’ultima slitta per Dawson e Il sogno di una vita.

L’altro, meno chiaramente esplicitato, è composto dai vari sequel barksiani: Don Rosa riprende importanti elementi dalle storie di Carl Barks e costruisce un complesso percorso narrativo, via via più fitto e interdipendente, che va a svelare importanti retroscena della famiglia dei Paperi e, soprattutto, insospettati legami tra avventure apparentemente non correlate.

Scopriamo, così, che la mitica Xanadu, la Corona di Ghengis Khan, la Pietra Filosofale, il Castello McDuck e tanti altri elementi hanno un legame, e tale macrostoria troverà il suo definitivo epilogo solo con Una lettera da casa, una delle ultimissime storie dell’autore del Kentucky.

Paperino e le carte perdute di Colombo

Paperino e le carte perdute di Colombo fa parte di questo filone. È palesemente un sequel di Paperino e il cimiero vichingo, ma si rivela essere anche la naturale continuazione di Zio Paperone e i guardiani della biblioteca perduta perduta, in quanto non solo il Manuale delle Giovani Marmotte gioca un ruolo chiave nella risoluzione della vicenda, ma torniamo a visitarne anche i luoghi d’origine.

Alla base della vicenda abbiamo lo stesso pretesto dell’originale barksiano: un antico artefatto, precedente alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, proverebbe che gli europei sono arrivati nel nuovo mondo ben prima del navigatore genovese. E secondo la “legge della scoperta”, il possessore potrebbe rivendicare per sé il continente americano.

Se in Paperino e il cimiero vichingo l’artefatto in questione era l’elmo di epoca vichinga, in questo sequel, Don Rosa, con una formula già sperimentata in precedenza, mette in scena una trama iperbolica, in cui si susseguono artefatti via via più antichi, spostando di volta in volta anche la location e alzando continuamente la posta in gioco.

Paperino e le carte perdute di Colombo

Come nell’originale, a minacciare il continente Americano quali aspiranti “imperatori”, sono il perfido Azure Blue e il suo avvocato Sharky, anche se per l’occasione Don Rosa aggiunge anche Gastone alla lista di pretendenti al titolo.

 

D.U.C.K. HUNT

L’omaggio a Carl Barks si trova nella prima vignetta (in un quadro sullo sfondo) e nella copertina dedicata alla storia (nella croce celtica)

 

 

CHRONO DON ROSA:

http://www.badcomics.it/2017/01/chrono-don-rosa-34-la-saga-di-paperon-de-paperoni-capitolo-5-il-nuovo-proprietario-del-castello-de-paperoni/139315/