C’era una certa attesa attorno a questo numero di Dampyr, preceduto – oltre che dalla consueta anteprima – da un trailer realizzato in perfetto stile film anni ’20 da Carlotta Lucchesi. La Settima Arte invade infatti i confini della Nona e diventa il filo conduttore della trama, che affonda le proprie radici in un episodio lontano nel tempo: Lo schermo demoniaco (Dampyr 18), di Maurizio Colombo e Luca Rossi, pubblicato nel settembre 2001.

In quell’albo, Dampyr affrontò e uccise il Maestro della Notte Alexis Musuraka, famoso regista e produttore cinematografico con un’inquietante passione per il genere horror, solito vampirizzare e trasformare chirurgicamente le sue vittime per farle assomigliare ai miti di Hollywood.

Bloodywoodche fa macabramente il verso alla mecca del cinema americano, può tuttavia essere letto senza patemi di continuity, ma si godrà ancor di più la vicenda il fan di vecchia data, che vi troverà non poche novità degne di interesse sotto diversi punti di vista.

Segnaliamo l’esordio sul mensile di Giorgio Giusfredi, cresciuto professionalmente al fianco dei due creatori del Figlio del Diavolo, Mauro Boselli e Maurizio Colombo; proprio insieme a quest’ultimo debuttò ufficialmente in Sergio Bonelli Editore con Zagor 589Il signore dell’isola, disegnato dal compianto Maestro Gallieno Ferri.

Il secondo elemento intrigante è parte essenziale del soggetto e potrebbe creare un precedente importante: mai il branco di non-morti legati a un membro della stirpe di Draka si era dimostrato così coeso e tanto nefando anche dopo la morte del proprio padrone. Harlan, Tesla e Kurjak ne scopriranno il motivo seguendo una pista composta da raccapriccianti immagini provenienti da alcuni snuff-movie (film solitamente amatoriali in cui le violenze sono reali). Concluderanno la loro indagine in quel di Los Angeles conoscendo il lato più oscuro della capitale della celluloide a stelle e strisce.

L’ultima chicca della storia riguarda l’introduzione di un nuovo personaggio che – diamo per scontato – incontreremo ancora…

Bloodywood è, come avrete capito, un fumetto coinvolgente, con grande attenzione per il particolare e denso di omaggi. Siamo certi che Michele Cropera si sia divertito parecchio a realizzarlo con le sue matite, rievocando volti ormai archetipi dell’immaginario collettivo come Louise Brooks, Rodolfo Valentino, Humphrey Bogart, Stan Laurel, Oliver Hardy, una novellina Norma Jeane Baker – ovvero Marilyn Monroe – e molti altri ancora, per non dimenticare le citazioni al capolavoro fantascientifico del muto Metropolis (1927), di Fritz Lang, e a quello drammatico del primo periodo del sonoro, Il gran Gabbo (1929), di James Cruze.

Il tratto graffiante, ruvido e potente dell’artista emiliano – un veterano della collana, dotato di una straripante espressività e interpretazione – è stato capace di rendere al meglio l’ottima sceneggiatura di Giusfredi, che ha manifestato subito notevole personalità nell’offrirci alcune delle scene più crude e splatter dell’intera serie.