L'isola nera, copertina di HergéNe L’isola nera, Tintin si ritrova coinvolto in una storia di falsari di banconote, ma questa volta il suo mestiere di reporter non c’entra; non comincia con un viaggio commissionatogli dal suo editore o con un articolo da scrivere com’era stato nelle avventure precedenti. La trama ha inizio con il giovane belga che assiste all’atterraggio di un aereo in panne, ma i due passeggeri non sono felici di avere uno spettatore e gli sparano: questo l’incipit di una vicenda degna di un film di Hitchcock, dove il protagonista si ritrova in mezzo a una storia di più grande di lui senza alcun collegamento diretto con l’intrigo.

Tintin intraprende un viaggio che dal Belgio attraversa la Gran Bretagna arrivando fino in Scozia; non passa da Londra o altri grandi centri abitati, ma percorre campagne e zone rurali per vivere un’avventura on the road con l’ausilio di un gran numero di mezzi di trasporto differenti, tra terra, aria e acqua.

Il reporter è sempre al centro dell’intreccio, ma Hergé inizia a inserire siparietti comici e sequenze che durano anche intere pagine incentrati sui comprimari o su personaggi secondari; un’avvisaglia dell’introduzione – tra due volumi – del Capitano Haddock, vera e propria spalla di Tintin. Sono un esempio di questo stratagemma le ubriacature di Milou, le disavventure della goffa squadra di pompieri e i rocamboleschi inseguimenti dei Dupondt, ancora una volta convinti della colpevolezza di Tintin, nonostante i precedenti.

L’isola nera che dà il titolo a questo episodio ospita Ranko, una creatura misteriosa temuta nei centri abitati vicini in modo simile alla leggenda del Mostro di Lochness nata proprio negli anni ’30. L’essere in questione è in realtà un temibile gorilla, forse creato sulla scia del successo del film King Kong (1933), anche se le sue dimensioni sono notevolmente inferiori al primate cinematografico ed è sufficiente un abbaìo di Milou per metterlo in fuga.

Questa storia viene ridisegnata dall’autore all’inizio degli anni ’40 – proprio come le precedenti avventure di Tintin – ma nel 1966 esce addirittura una terza versione, quella arrivata ai giorni nostri; l’editore inglese, infatti, si rende conto delle molte inesattezze e della presenza di elementi culturali ormai arretrati che non avrebbero retto il confronto con il livello di documentazione delle storie più recenti. La richiesta di sistemare soltanto alcune vignette risulta assurda per Hergé, in quanto la resa finale avrebbe creato un evidente dislivello grafico: così affida al suo studio il compito di ridisegnare tutte le tavole aggiornandole.

Questa versione, però, pur essendo visivamente più ricca, non conserva il fascino della precedente, visto che inserisce capi d’abbigliamento e mezzi di trasporto degli anni ’60 in una storia ideata trent’anni prima, e, considerando l’atmosfera e l’ambientazione, il risultato è alquanto confusionario.

 

CHRONO TINTIN: