Il lungo viaggio della Saga di Paperon de’ Paperoni giunge finalmente al termine. O all’inizio. Il dodicesimo capitolo di The Life and Times of Scrooge McDuck, non è infatti solo la conclusione della “biografia” del Papero più ricco del mondo, ma anche e soprattutto l’inizio del ciclo di avventure barksiane che vedono il vecchio papero in compagnia dei nipoti, a Paperopoli come in giro per il mondo.

Il Papero più ricco del mondo

Il papero più ricco del mondo (The Richest Duck In The World), del 1994, è il titolo dell’episodio finale della Saga. Si apre con un omaggio di Don Rosa al suo film preferito, Quarto Potere di Orson Welles, dove vediamo, al posto di Charles Foster Kane, il vecchio Paperone, ormai stanco e privo dell’entusiasmo che ne ha contraddistinto il passato.

L’autore si ricongiunge così, finalmente, all’esordio fumettistico del personaggio in Paperino e il Natale sul monte Orso (Christmas on Bear Mountain) del 1947, in cui lo Zione, misantropo incattivito, è ben più vicino a quello che sarà Cuordipietra Famedoro, piuttosto che alla versione del personaggio in cui si evolverà Scrooge McDuck nel giro di nemmeno cinque anni.

Vinte tutte le sfide, privo di avversari e di stimoli, troviamo lo Zione ormai recluso nella villa in cui lo incontriamo nell’avventura d’esordio, circondato dai cimeli del suo passato. Solo.

Come analizza Don Rosa, però, il vecchio misantropo de Il Natale sul Monte Orso, pare non essere la stessa persona che appare, poi, nell’ultima pagina della stessa avventura, in cui vediamo un Paperone già più vicino a quella che sarà la sua versione definitiva. Cosa è successo tra la penultima e l’ultima pagina della storia barksiana? L’artista del Kentucky ce lo racconta proprio nel dodicesimo capitolo della Saga.

Il Papero più ricco del mondo

Il papero, solitario e privo di uno scopo, vede in Paperino e nei nipotini ciò che resta della sua famiglia. E il primo attacco al deposito dei Bassotti “moderni”, i figli dei baffuti manigoldi sconfitti decenni prima, risveglia in lui lo spirito che l’ha reso “il più duro dei duri”.

L’evoluzione, vignetta dopo vignetta, del personaggio, è emozionante. Vediamo rinascere Paperone e, contestualmente, vediamo di fatto nascere la grande epopea barksiana. Non per nulla il papero, ormai rinvigorito, afferma di sentire di avere ancore “vent’anni buoni di lavoro davanti”: i vent’anni in cui Carl Barks ne avrebbe scritto e disegnato le avventure. E, nella particolarissima visione di Rosa, gli ultimi due decenni di vita del vecchio Papero.

Degna di nota, oltre alla celebre mezza pagina del primo incontro tra Paperone e Paperino (che primo non è, come sa chi ha letto il capitolo 11 della Saga) è anche il – non troppo – velato accenno ai genitori di Qui, Quo e Qua. Don Rosa, l’autore che ha spiegato e razionalizzato tutti i complessi rapporti di parentela della famiglia dei Paperi, non riuscirà, però, ad andare oltre a questo accenno circa il fato di Della Duck e del suo misterioso marito.

Il Papero più ricco del mondo

 

D.U.C.K. HUNT

La tradizionale dedica all’Uomo dei Paperi appare per ben quattro volte in questa storia: si trova, infatti, sulla copertina (nascosta tra le monete), nella vignetta d’apertura, come numero di serie di una banconota (ripetuto per due volte) e nella splash-page finale, tra le monete del deposito.

 

CHRONO DON ROSA: