Dylan Dog 364: Gli anni selvaggi, anteprima 01La splendida copertina di Gigi Cavenago ispirata a una celebre foto di Nancy Spungen insieme al fidanzato Sid Vicious, bassista dei Sex Pistols, è solo la prima delle tantissime citazioni musicali, omaggi grafici e scritti, che tempestano il numero 364 di Dylan Dog. La seconda illustrazione del nuovo copertinista del mensile, inoltre, introduce magistralmente il tema centrale dell’albo: la gioventù del protagonista.

Barbara Baraldi torna su Dylan Dog – dopo il fortunato esordio con La mano sbagliata – insieme a Nicola Mari, con il quale sembra essersi stabilita un’intesa privilegiata. Attraverso una passione comune, il rock’n’roll, i due autori riempiono un’altra delle non poche lacune della continuità narrativa dell’Indagatore dell’Incubo sorprendendoci piacevolmente. Non ci aspettavamo infatti che, prima di entrare a Scotland Yard, l’antieroe di Tiziano Sclavi avesse potuto far parte di una formazione a metà tra il punk e il metal: i Bloody Hell.

Gli anni selvaggi rivelano questa curiosa parentesi spiegandoci anche i motivi della sua decisione di diventare un poliziotto. L’occasione per scavare tra le memorie sepolte viene offerta a Dylan dall’incontro con Vincent Left, ex componente della band e amico fraterno. Il successo venuto dopo l’abbandono del gruppo da parte del Nostro, ha cambiato profondamente Vincent. Insieme recuperano momenti preziosi trascorsi insieme, amari e dolci, ma tutti dominati dall’eccesso e dalla trasgressione.

Dylan Dog 364: Gli anni selvaggi, anteprima 02Si sviluppa e accresce soprattutto una trama impregnata dall’amicizia e dall’amore: conosciamo infatti un’altra donna speciale per l’Old Boy, Emily Pie. Con una perfetta operazione di retcon viene inoltre inserito nella continuity passata l’arcinemico del nuovo corso, John Ghost, attraverso la sua clinica privata di disintossicazione da droghe e alcool, oltre che dalla sua etichetta musicale.

Si tratta di una vicenda ancore fortemente legata alle elaborazioni del trentennale del personaggio, cosa che ci consente di indulgere riguardo quella che ci appare una non trascurabile fragilità di questo episodio: l’horror. Ci sono delle uccisioni e c’è un killer, ma il tutto si svolge in secondo piano, è ovattato. È come se il grosso del lavoro della Baraldi – eccellente la sua sceneggiatura – si fosse concentrato nel raccontare Dylan Dog piuttosto che una storia di Dylan Dog; per celebrare il suo importante compleanno.

Ineccepibile, invece, l’ennesima, travolgente performance di Nicola Mari. La sua interpretazione del soggetto è ormai iconica, le sue soluzioni sceniche sempre più suggestive, il suo tratto sempre più delizioso e potente.