L’appuntamento annuale con Speciale Dampyr, il dodicesimo per la precisione, è scoccato in edicola lo scorso sabato 22 ottobre. Il team creativo responsabile de La porta dell’Inferno è al debutto assoluto su una storia del Figlio del Diavolo: ai testi un nome ben noto al pubblico di Sergio Bonelli Editore, Moreno Burattini, prima penna e curatore di Zagor; mentre ai disegni facciamo la conoscenza di Fabrizio Longo, con alle spalle tante e diverse collaborazioni italiane. Forze fresche e interpreti inconsueti, dunque, ripagano l’iniezione di novità con un soggetto che non è un’iperbole definire eclatante: la Divina Commedia.

Nel misterioso e variegato Multiverso Dampyriano possono esistere anche realtà e dimensioni scaturite dalla fantasia di un poeta oltre che a quelli di romanzieri come Edgar Allan Poe e H.P. Lovecraft. In tal caso parliamo del nostro sommo vate Dante Alighieri e del suo Inferno che non può che avere la “i” maiuscola.

Burattini omaggia la propria città d’adozione, Firenze, ospitando Harlan e compagni nel suo splendido scenario. Al protagonista e a Kurjak tocca in verità la terrificante compagnia di Minosse, Caronte, CerberoGerione e Lucifero in un viaggio allucinante nell’oltretomba di uno dei poemi più grandi di sempre. Catapultati dalla magia di un manoscritto del ‘300, il figlio di Draka e l’amico non sono soli; l’improbabile compagnia dovrà attraversare tutti e nove i cerchi dello sprofondo generato dall’angelo ribelle precipitando sulla Terra, con la remota speranza di “tornar a riveder le stelle”.

Fanno parte dell’avventura anche l’incantevole Tesla e l’irresistibile Nikolaus, decisivi per le sorti della vicenda. Ma non vogliamo togliervi il piacere di sfogliare e godervi questa trama strutturata con sapienza ed eruzione dal suo sceneggiatore che palesa con disinvoltura una certa familiarità verso la creatura degli amici e colleghi Mauro Boselli e Maurizio Colombo. Stesso effetto sortisce alle matite Fabrizio Longo, il quale ci regala squarci cupi e maestosi dei gironi danteschi, incarnazioni ricche e possenti dei suoi abitanti, rielaborando con notevole personalità l’iconografia precedente, quella che ha il suo apice in Gustave Doré.

La narrazione e l’arte di queste tavole pensate ovviamente per un prodotto di intrattenimento, sono capaci di un trasporto insolito: riescono a catturare e a trasmettere al lettore alcune delle emozioni centrali del capolavoro originale: il tormento e il totale abbandono a cui sono condannate le anime dei peccatori in quei luoghi di pena e di indicibile dolore, che non viene risparmiato neppure ai nostri eroi.

Pensavamo finora che l’Inferno di Dante avrebbe smesso di angosciarci dimenticate le interrogazioni e finite le scuole. Ci sbagliavamo: Malebolge e dintorni possono ancora rappresentare un incubo, come pure l’occasione per godersi un’incredibile esperienza horror.