Paperino e il pozzo di soldi (The Money Pit), del 1990, è l’unica storia di Don Rosa pubblicata direttamente da Disney Comics, la realtà fumettistica che ebbe breve vita tra il 1990 e 1993. Prima di allora, infatti, il licenziatario per i fumetti dei Paperi – nonché dei Topi – negli Stati Uniti era la Gladstone, fino a quando la Walt Disney Company, per un breve periodo, non decise di gestire autonomamente il comparto fumettistico.

La collaborazione di Rosa con il nuovo editore, però, non era destinata a durare, in quanto già dalla storia successiva sarebbe passato alla scandinava Guthenberghus – nota successivamente come Egmont – per la quale l’autore del Kentucky avrebbe poi prodotto le sue opere più note, tra cui il suo capolavoro, La Saga di Paperon de’ Paperoni.

Paperino e il pozzo di soldi è un altro dei classici sequel barksiani, più precisamente è il seguito di Paperino e il pezzo da venti (The Trouble With Dimes), del 1951, di cui ricalca fondamentalmente la struttura.

In entrambe le storie Paperino cerca di sfruttare il valore di alcune vecchie monete nel mercato del collezionismo, ovviamente sempre con esiti disastrosi quanto divertenti. Ciò che cambia tra le due storie è la scala di grandezza della… follia di Paperino!

Se nell’originale barksiana il nostro si limitava a cercare il facile guadagno tramite monete trovate in casa e alcune “acquistate” da Zio Paperone, nel sequel donrosiano Paperino realizza che negli strati più bassi del deposito devono essere accumulate le monete più vecchie e quindi più di valore.

L’opera di scavo del pennuto non può che avere risultati tragicomici, con gli interi tre ettari cubici di denaro che franano sul malcapitato. Una storia fondamentalmente di gag, quindi, ma che non manca di riservare alcune chicche per gli appassionati più attenti.

Money Pit

La prima è il discorso che fa Zio Paperone verso il collezionismo, o meglio verso un certo tipo di collezionismo. Lo Zione disprezza chi acquista un bene con il solo scopo di rivenderlo… a qualcuno che lo acquisti per rivenderlo, a sua volta, con margini di profitto via via più alti. E, come sappiamo, questo è proprio il pensiero dell’autore del Kentucky, che non si riconosce nel moderno collezionismo fatto di edizioni limitate e prezzi maggiorati, in un’ottica sempre più distante dalla raccolta che nasce dalla passione.

Il secondo particolare degno di nota è il riferimento di Zio Paperone agli anni in cui “girava per il mondo costruendo il suo impero”. Come sappiamo questa particolare fase della sua vita sarà oggetto, solo pochi anni più tardi, dell’undicesimo capitolo della Saga.

 

D.U.C.K. HUNT

La tradizionale dedica all’Uomo dei Paperi si trova in basso a sinistra nella vignetta d’apertura della storia, su di una banconota da 100 dollari.

DUCK Hunt

È divertente notare, inoltre, che i nipotini usano le monete dello zio per costruire un castello, che come abbiamo già visto in precedenza è anche questa una piccola citazione barksiana. Non solo: questa volta in particolare, Qui, Quo e Qua stanno costruendo Forte Paperopoli, proprio nel Deposito, costruito lì dove un tempo sorgeva il forte stesso!

Forte Paperopoli

 

CHRONO DON ROSA: