Il 1990 vede Don Rosa impegnato non solo nella creazione delle sue storie, ma anche nel tentativo di recuperare e riportare alla forma originale – o a quella che avrebbe dovuto essere la loro forma compiuta – due fumetti dell’Uomo dei Paperi: Carl Barks.

 

Il pifferaio magico di Paperopoli

Il primo di questi è Archimede Pitagorico in: Il pifferaio magico di Paperopoli (The Pied Piper of Duckburg). La storia, iniziata dal Maestro dell’Oregon nel 1959, non venne mai completata e di essa esistevano solo tre tavole a matita.

Trent’anni dopo, Bruce Hamilton, presidente della Gladstone Publishing, invia le tre pagine a Don Rosa, con la proposta di completarlo. Rosa inchiostra le tre tavole, ma Barks stesso non ricorda come avrebbe voluto completare la narrazione e il compito spetta ora al suo erede.

La trama vede zio Paperone chiedere ad Archimede di risolvere il problema dei topi che infestano il suo deposito. La soluzione, secondo l’inventore, è creare un super formaggio in grado di attirare i roditori e portarli lontani. Cosa che sembra funzionare…

Qui si concludono le tre tavole di Barks. Il proseguimento dell’avventura, ad opera di Rosa, vede il super formaggio funzionare fin troppo bene! Centinaia di topi seguono l’inventore, che li conduce su un ponte che intende far saltare in aria per sbarazzarsene.

Fermato nei suoi intenti da un poliziotto, il tutore dell’ordine gli spiega che il ponte è di proprietà della città di Paperopoli e non può distruggerlo! Archimede corre da Paperone per avere i soldi per acquistarlo e completare il piano; peccato che i famelici roditori stiano divorando qualunque cosa abbiano sulla loro strada e, giunti al deposito, si sazino solo dopo aver fatto fuori l’intera Collina Ammazzamotori!

 

Zio Paperone e la lattuga mimetica

Diverso è, invece, il caso di questa seconda storia barksiana. Regolarmente completata dall’Uomo dei Paperi e data alle stampe nel 1964, nel numero #51 di Uncle Scrooge, fu però ridotta per motivi editoriali, rimuovendo alcune vignette e rimontando le originali tavole 2, 3 e 4 in un’unica pagina che – ovviamente – comprime fin troppo la narrazione, risultano così incompleta.

Nel 1990 la Gladstone decide di ridare alle stampe il fumetto di Carl Barks riportandolo a quella che doveva essere la sua forma originaria. Purtroppo due vignette – la numero 3 e la numero 4 dell’originale seconda tavola – erano andate perdute e Don Rosa viene incaricato, anche in questo caso, di completare il lavoro del Maestro. A seguire la seconda tavola come originariamente pubblicata dopo i tagli editoriali e nella versione restaurata con la seconda striscia ad opera di Don Rosa.

 

D.U.C.K. HUNT

Essendo, in tutto o in parte, storie di Carl Barks, non è presente la classica dedica di Don Rosa. Non è assente una curiosità, però, tra le tavole de Il Pifferaio magico di Paperopoli. Rosa, infatti, non perde l’occasione di definire un aspetto che gli sta particolarmente a cuore del suo universo dei Paperi. Sappiamo che il “canone”, per l’autore del Kentucky, è composto dalle sole storie di Barks …o quasi! Ci sono infatti alcune eccezioni; una di queste consiste nell’esistenza di Ludwig Von Drake, meglio conosciuto come Pico de Paperis.

Per sua ammissione, Don Rosa ha voluto includerlo nel suo universo (e nell’albero genealogico) in quanto estimatore dei cartoni animati degli anni ’60 che lo vedevano in scena insieme a Paperino. Pur non essendo un personaggio barksiano, è riuscito a “giustificare” l’inclusione del tuttologo nel suo canone grazie all’unica presenza barksiana del personaggio nella storia breve Flowers Are Flowers, del 1964, anche se ad essere dell’Uomo dei Paperi sono solo i disegni e non la sceneggiatura.

Pico è qui alla prima delle poche e fugaci comparsate nelle storie di Rosa. La Egmont, infatti, considerava fino a pochi anni fa il personaggio come ormai parte del passato, e non ha mai permesso all’autore di farne l’uso che avrebbe voluto.
pico

 

CHRONO DON ROSA: