Forse non tutti sanno che Don Rosa realizzò una storia breve con protagonisti i personaggi Disney nel 1970, diciassette anni prima del suo esordio ufficiale con i paperi di Carl Barks.

Il giovane autore aveva appena iniziato il college e assieme all’amico Ray Foushee decise di realizzare una storia di poche pagine, cavalcando la popolarità che i fumetti underground stavano cominciando ad avere alla fine degli anni ’60, soprattutto all’interno dei campus universitari. Violenza, sesso e volgarità gratuite erano gli elementi principali di queste produzioni che i due ragazzi decisero di utilizzare per una parodia delle storie di Paperino e compagni realizzate da Barks. Le storie Disney a fumetti ebbero un grande successo in America tra gli anni ’40 e l’inizio degli anni ’60, ma nel 1970 erano quasi del tutto scomparse, perciò i giovani autori cercarono di immaginare cosa fosse successo in quel periodo lontano dai riflettori.

Return to Duckburg Place (Ritorno a Paperopoli) è scritta a quattro mani da Foushee e Rosa, e disegnata da quest’ultimo. La storia inizia con i tre nipotini (uno dei quali sta fumando il sigaro) impegnati a ripercorrere le avventure che Zio Paperone li ha costretti a vivere, considerate la loro vero e proprio sfruttamento minorile: Qui, Quo e Qua passano quindi in rassegna i principali personaggi Disney, rivelando l’infelice destino di ognuno di loro.

Topolino è morto in Tibet, cercando di catturare Gambadilegno. Pippo, senza avere più il suo migliore amico a occuparsi di lui, è diventato un senzatetto alcolizzato. Paperina ha venduto i diritti del suo diario alla Warner Bros, e con i soldi guadagnati dall’adattamento cinematografico ha potuto trasferirsi e condurre una vita da ricca snob. Nonna Papera, complice la vecchiaia, ha erroneamente arrostito Ciccio, e durante il processo per omicidio colposo è morta d’infarto. Gastone si è sparato alla testa durante una roulette russa.

I tre nipotini decidono di voler combattere il capitalismo, rappresentato prepotentemente dal loro zio miliardario; per farlo pianificano di distruggere il simbolo della sua ricchezza, ovvero il suo Deposito. Paperino lavora all’interno dell’edificio, aspettando il giorno in cui finalmente potrà ereditare tutto quel denaro, arrivando anche a pianificare di uccidere Paperone. I sordidi piani dei protagonisti porteranno a conseguenze tragiche, con una carrellata finale di cammeo disneyani come i Tre Porcellini o il coccinello Buci, ma anche un sorprendente inserimento di Duffy Duck nell’inedito ruolo del padre che ha abbandonato Qui, Quo e Qua.

Nell’estate del 1970 i due giovani autori portano Return to Duckburg Place a una grande convention di fumetti a New York per proporlo agli editori di fanzine, ma nessuno si sogna di pubblicare una storia coi personaggi Disney alle prese con droghe e omicidi. L’unica persona che si dimostra interessata è un altro fan di Barks, che dice di avere contatti con editori potenzialmente interessati; non avendo alcuna copia e non trovando copisterie nei dintorni, i due ragazzi si fidano e danno a questo individuo le 9 tavole originali… perdendole. Il fan scompare e Don Rosa non ha alcun indirizzo a cui rintracciarlo, così la sua parodia papera è perduta per decenni.

Nel 2010 la Egmont decide di pubblicare la Don Rosa Collection e si confronta con l’autore per il possibile materiale extra da inserire in questa raccolta. Don Rosa racconta della breve storia scomparsa alla casa editrice, che insiste per convincerlo a fare un ultimo tentativo di rintracciare quell’episodio trasgressivo. Una vecchia lettera ritrovata e le conoscenze nel settore permettono al disegnatore di rimettersi in contatto col vecchio fan, ormai lontano dal mondo del fumetto, che in uno scatolone ritrova le tavole originali della parodia.

È così l’autore ha riscoperto a distanza di 40 anni uno dei suoi primi fumetti; potete fare altrettanto attraverso la gallery sottostante.