In occasione della visita dell’artista statunitense in Italia, ospite di Napoli COMICON la settimana scorsa, riscopriamo le storie di Don Rosa, dal suo esordio nel 1989 al ritiro avvenuto esattamente dieci anni fa, nel 2006. Ma prima di addentrarci nell’analisi dei fumetti di colui che per alcuni è l’erede dell’Uomo dei Paperi, Carl Barks, è bene soffermarsi ad analizzare le peculiarità della produzione donrosiana.

Quantomeno inusuale è, infatti, il suo approccio al mondo dei Paperi Disneyani (o Barksiani, come correggerebbe lui, compunto). Don Rosa non prende in considerazione la vastissima produzione di fumetti disneyani che da decenni riempie le pagine dei periodici di mezzo mondo: per lui solo la produzione di Carl Barks è canone e quindi “realtà dei fatti” del mondo di Paperopoli. Non solo: se per il lettore Disney, oggi, è normale vedere topi e Paperi che, muovendosi in una sorta di eterno presente, interagiscono con cellulari, computer e internet, per Don Rosa tutto ciò è fuori discussione: le storie di Barks, così come le sue (tolti casi particolari come La Saga di Paperon de’ Paperoni) si ambientano rigorosamente nella prima metà degli anni ’50, ovvero il periodo in cui la produzione barksiana era al suo massimo livello qualitativo.

A conseguenza di ciò, abbiamo una storicizzazione della sua produzione: se i fumetti di Barks erano calati nel contesto del suo presente, cosa che ne faceva talvolta uno strumento di satira e ironia nei confronti della società degli anni ’50 e ’60, Don Rosa porta all’estremo questo concetto, calando i Paperi in un mondo il più vicino possibile a quello reale, con un’attenzione quasi ossessiva a dettagli di carattere cronologico e geografico. In Barks, come del resto in più o meno tutta la produzione disneyana, non vi è infatti una stretta continuità degli eventi. Accadimenti di una storia non hanno, generalmente, ripercussioni su narrazioni successive. E non è raro che dettagli anagrafici, legami di parentela o la stessa geografia del mondo in cui si muovono i personaggi, possano essere accomodati in funzione della trama.

Le storie dell’universo donrosiano sono invece in ferrea continuity, con numerosi riferimenti interni e blindate all’interno dei parametri dati dal suo creatore. Abbiamo citato le storie barksiane come unica realtà relativa a Paperino e compagnia, ma non è tutto.

Calisota Ad esempio, Rosa decide di definire in modo univoco i dettagli geografici di questo mondo. Il Calisota, quindi, lo stato americano fittizio in cui si trova Paperopoli, viene posto dall’autore come l’area più settentrionale della California (corrispondente a circa un terzo della reale estensione del Golden State). Duckburg stessa, la nostra Paperopoli, che è capitale di questo Stato, viene collocata dove nella realtà si trova la città di Eureka. E un discorso analogo viene fatto, ad esempio per la Brutopia: se per Barks si trattava di una mera parodia dell’Unione Sovietica, per Rosa, con la solita precisione, è una nazione a sé stante che occupa il terzo più orientale della reale estensione della Russia.

Uscendo dall’ambito geografico non possiamo non citare quella che sicuramente è l’opera più conosciuta di Don Rosa, dopo le sue storie: il celebre albero genealogico della famiglia dei Paperi. Anche in questo caso, il nostro riprende dei concetti che Barks aveva vagamente impostato per non cadere in contraddizione durante il processo di creazione dei vari membri della famiglia e ne fa una genealogia completissima ed esaustiva, in cui ogni legame viene spiegato eliminando qualsiasi dubbio circa i complessi rapporti di parentela dei pennuti. A mo’ di esempio basta vedere la differenza tra l’accenno di genealogia barksiana e il famoso poster donorosiano, dove ogni parente che vanti anche solo una vignetta di spazio in una storia della vastissima produzione dell’Uomo dei Paperi, trova il suo spazio e la sua collocazione.

Albero genealogico di Barks

 

Albero_genealogico di Don Rosa 1

 

Una nota a margine merita, a livello di aneddoto, il fatto che Rosa, non contento della prima versione dell’albero genealogico ne abbia recentemente prodotta una seconda, dove ha finalmente aggiunto alla famiglia Ludwig Von Drake – ovvero Pico de Paperis – in qualità di marito di Matilda McDuck, sorella di Scrooge. L’editore scandinavo Egmont, infatti, aveva vietato l’inclusione del personaggio (che reputava ormai vecchio e inutilizzato) nella genealogia ufficiale.

 

Albero genealogico di Don Rosa 2

 

Se tutto ciò non fosse abbastanza, Don Rosa arriva a definire quelle che sono le date di nascita e di morte (!) della maggior parte dei personaggi. Scopriamo così che, secondo la sua personalissima visione, Zio Paperone è nato nel 1867 ed è morto, a 100 anni esatti, nel 1967 (non a caso l’anno del ritiro di Barks dalla produzione fumettistica); Paperino è venuto al mondo all’incirca nel 1920, i nipotini nel 1940 e così via… Vale la pena citare, in questa occasione una vignetta che 25 anni fa fece (e fa tuttora) discutere: la cosiddetta Scrooge’s tombstone, in cui degli invecchiati Paperino, Paperina e nipoti sono nientemeno che sulla tomba del multimiliardario.

Un autore – e una produzione – quantomeno inusuale, insomma. Ma il corpus donrosiano, piaccia o meno, non è cosa che si può ignorare, tanto per l’altissima qualità delle storie, che presentano risvolti non comuni da vedersi in un fumetto Disney, quanto per l’altissimo seguito di cui gode l’artista del Kentucky, attestato dalle interminabili code a cui i fan devono sottostare per incontrarlo durante qualsiasi fiera europea.

Don Rosa Scrooge Tombstone

 

CHRONO DON ROSA: