A due anni dall’uscita del quinto volume, torna in Italia Macanudo, la striscia a fumetti dell’autore argentino Liniers che sembrava destinata a restare in un limbo editoriale dopo la sfortunata situazione di DOUbLe SHOt. L’opera, molto popolare in patria e conosciuta nel nostro Paese soprattutto per la sua presenza sulle pagine di Internazionale, viene ora ripresa dalla casa editrice La Nuova Frontiera, specializzata nell’adattamento italiano di libri in lingua spagnola o portoghese, che per la prima volta propone fumetti nel suo catalogo.

Il primo volume pubblicato da questo editore prosegue da dove si era interrotta l’avventura di DOUbLe SHOt, con un formato e una grafica coerente che permette ai fan nostrani di Liniers di continuare la collezione in modo omogeneo. L’unica differenza è l’assenza della numerazione, che avrebbe potuto allontanare potenziali lettori sprovvisti degli albi precedenti; essendo le strisce scollegate tra loro, anche un neofita può avvicinarsi a questa sesta raccolta senza svantaggio alcuno. Niente Macanudo 6 quindi: La Nuova Frontiera opta per Macanudo – Una pioggia di idee, titolo che ben si adatta alla varietà e alla sperimentazione che si possono trovare tra le pagine di questo fumetto.

Liniers ha dichiarato di essere a suo agio col formato della striscia quotidiana, che gli permette di osare e tentare approcci più originali, perché se qualche scelta coraggiosa si rivelasse sbagliata, il giorno seguente potrebbe cambiare direzione e realizzare qualcosa di differente. Macanudo infatti non ha un universo narrativo come possono essere quelli dei Peanuts, Mafalda o Calvin & Hobbes; l’autore si concede di creare libero da qualunque struttura, con situazioni surreali degne di The Far Side o degli sketch dei Monty Python.

Abbondano però i personaggi ricorrenti, i tormentoni, i cicli interni che l’autore alterna con un perfetto equilibrio, riportando in scena elementi che il lettore ha piacere a rivedere senza però abusarne mai, e soprattutto riuscendo a sfruttarli in modo da offrire ogni volta qualcosa di nuovo.  C’è la poesia bucolica di Enrichetta del suo gatto Felllini, il folle nonsense dell’amico invisibile Olga, i deliri immotivati di Alfio la palla troglodita, gli aneddoti autobiografici di Liniers, le riflessioni esistenzialiste dei pinguini, i folletti con le cuffie smisurate, il misterioso uomo vestito di nero di cui continuiamo a non sapere quasi nulla… Tra le aggiunte più divertenti di questo volume ci sono le disavventure di Rubinstein alle prese con i suoi capelli e lo stile di vita delle giraffe e il loro lungo collo.

Per comprendere dove si può spingere l’estro di Liniers vi riportiamo una curiosità sull’edizione argentina di questo volume: la prima tiratura di 5.000 copie aveva una copertina completamente bianca, che il disegnatore ha illustrato personalmente, raffigurando il gatto Fellini, scrivendo il titolo e firmando ogni singolo albo. Un’impresa che probabilmente non verrebbe in mente nemmeno a Leo Ortolani o a Zerocalcare, fumettisti nostrani abituati a sessioni di dediche chilometriche in grado di causare il tunnel carpale a chiunque. Lo stesso stratagemma non si è potuto attuare anche nella versione italiana, ma la copertina nostrana assembla una serie di disegni fatti dall’autore proprio per la versione originale.

Un paio di anni fa, recensendo Macanudo 5, esprimevamo la nostra preoccupazione davanti alla possibilità che questa serie potesse non trovare più la sua collocazione sugli scaffali italiani. Fortunatamente così non è stato, permettendo anche ai lettori della nostra penisola di scoprire una delle strisce più interessanti dell’ultimo decennio e, purtroppo, una delle più sottovalutate.