Abbiamo recensito per gli affezionati di BadComics.it i primi tre volumi di una serie attesissima in Italia, realizzata da Hiromu Arakawa, autrice del successo mondiale Fullmetal Alchemist. La sensei ha adattato con il suo stile inconfondibile, il suo tratto pulito ed elegante, le light novel originali di Yoshiki Tanaka, che dal 1986 a oggi continua a raccontare La Leggenda di Arslan. Lo scrittore a sua volta si sarebbe ispirato a una popolare epopea persiana, risalente addirittura al XIV secolo.

La vicenda prende il via nello splendente regno di Pars, nella sua capitale Ecbatana, un nome che evoca immediatamente i favolosi paesi di Media e Persia. Il soggetto è una elaborazione fantastica che unisce a dati storici, elementi immaginari, presi in prestito da diverse epoche. Il contesto, a giudicare dalle armi, gli abiti e l’architettura, è quello medioevale. Arslan è il giovane figlio del cupo e fiero shah Andragoras III e dell’incantevole e algida regina Tahamenay. Il ragazzo non gode per nulla delle attenzioni dei genitori che addirittura lo evitano per motivi oscuri, cosa che alimenta fin da subito l’interesse del lettore.

È tuttavia attorniato da figure che lo amano e si prendono cura di lui, come il gran generale Vahriz, suo personale istruttore nell’arte della scherma. La sua è una nazione guerriera e nei tankobon abbondano termini militari, tra cui spicca quello di Marzban; come nell’antica Partia, irriducibile avversaria di Roma, indica i comandati dell’esercito, in cui la cavalleria è il reparto fondamentale e devastante.

Nel primo volume, a soli 14 anni, il protagonista affronta il proprio battesimo di fuoco in battaglia: di fronte si stagliano minacciose le armate della Lusitania, nemico mortale del suo popolo politeista che chiamano infedele e per il quale mostrano un odio brutale. Adoratori di un dio solo, Yaldabaoth, i soldati lusitani compiono nel suo nome le azioni più turpi e meschine. Le schiere di Pars non conoscono sconfitta, ma in questo caso i presagi sono infausti. Il resto non ve lo sveleremo ma il giovane Arslan insieme a uno sparuto gruppo di straordinari personaggi e formidabili combattenti, introdotti man mano nei volumi, come il fido Daryun, l’eccentrico Narsus, il poliedrico Gieve, l’affascinante Farangis, dovrà venire a capo di una situazione divenuta improvvisamente disperata.

Siamo rimasti entusiasti di quest’opera imperdibile, narrata con grande maestria da Arakawa e con un trasporto contagioso, che porta il lettore a divorare le pagine. L’intreccio è ordito e sviluppato in maniera equilibrata, geometrica. La mangaka trasmette in maniera diretta e con grande spontaneità ogni scena, dal clangore dell’acciaio all’intrigo di palazzo, dalla bestialità della guerra all’umanità di chi ne è coinvolto.

La Leggenda di Arslan è infatti un fumetto con tematiche tremendamente moderne e attuali (il fanatismo religioso e la schiavitù) e come un grande classico racconta le gesta immense e l’immensa miseria che da sempre accompagna il nostro cammino.