Arriva in Italia il primo volume di uno dei nuovi progetti nati dalla fervida mente dello scrittore Warren Ellis, Trees, edito da saldaPress. Il fumetto preso in esame conferma sin dalle prime pagine l’imperitura bontà qualitativa delle idee dello sceneggiatore britannico, specie quando queste affondano le loro solide radici nel genere sci-fi.

Nell’universo narrativo di Trees sono passati dieci anni da quando una forma di vita extraterrestre si è palesata sul pianeta Terra: questa misteriosa razza aliena ha invaso il nostro mondo piantando sulla superficie di questo un ingente numero di strutture simili a titanici obelischi, situati un po’ in tutto il globo. Queste gigantesche colonne sono state ribattezzate come gli Alberi e negli anni sono state relativamente inerti, salvo quando sporadicamente espellono galloni di una strana sostanza di colore verde, quasi come fosse materiale di scarto, che ha proprietà chimiche simili a quelle del più forte acido esistente, anzi, persino maggiori: il risultato è che quando queste “ondate” si manifestano, nulla sul loro percorso sopravvive, venendo sciolto come burro in una padella calda. In un decennio, l’umanità si è dovuta nolentemente adeguare a questa nuova “convivenza”, non riuscendo, peraltro, a fare davvero luce sulla presenza degli Alberi e sulla volontà dei loro creatori.

Il primo volume della storia ci introduce un cast di personaggi eterogeneo e quantomai globale, operante in location sparse per il mondo, da New York, alla Cina, alla Norvegia, alla Somalia, sino all’Italia. Nel corso della narrazione conosceremo character sfaccettati e interessanti, ognuno con un suo specifico ruolo in qualche modo connesso al mistero dietro gli Alberi: da ricercatori a politici, da artisti a membri di un nuovo movimento filo-fascista che sta prendendo il sopravvento nello “Stivale”, e così via, elemento che ci fornisce una grande varietà di prospettive nel corso della narrazione. La presenza di questi obelischi, già un grande mistero di per sé, ha dato poi vita a diversi altri interrogativi secondari che pilotano la storia in questo primo volume, rendendo la lettura enormemente interessante.

Warrel Ellis non delude (quasi) mai. E questo è sicuramente uno di questi casi. Lo scrittore parte da un pitch sostanzialmente inflazionato (l’umanità che viene invasa da una forma di vita aliena a lei superiore, e si deve necessariamente adattare al secondo gradino del podio della scala evolutiva), edificando su di esso un racconto sfaccettato e sagace, grazie a un impianto narrativo efficace che vede la storia frammentata in svariati filoni narrativi, uniti da un fil rouge comune, ma ognuno sostanzialmente libero di muoversi indipendentemente (sebbene sia abbastanza fisiologico aspettarsi che, nel prosieguo della serie, questi vadano progressivamente a congiungersi). Trees ha tutte le basi per essere uno dei “fumetti dell’anno”, anche se questo primo volume è sostanzialmente introduttivo e non permette ancora di trarre un giudizio davvero completo, sebbene le enormi potenzialità siano già chiaramente evidenti.

Ai disegni (e colori) troviamo Jason Howard, artista che con il suo tratto raffinato e moderno, con uno stile pop e ipercinetico, riesce a creare una dimensione visiva assolutamente credibile e apprezzabile per questo genere di fumetto. Il disegno di Howard ricorda molto quello del più celebre Greg Capullo, sebbene con le proprie peculiarità, per cercare un paragone che possa rendere meglio l’idea di quanto stiamo affermando. La costruzione della pagine operata dall’artista, inoltre, si dimostra abbastanza originale, grazie a uno storytelling fluido e ibrido, che spazia da una suddivisione della pagina in vignette di stampo molto accademico, a una ricerca più sperimentale, specie nelle scene più dinamiche della storia.

In conclusione, dopo una certa attesa, siamo rimasti piacevolmente impressionati da Trees, e aspettiamo con una certa impellenza di leggere i prossimi capitoli di questa bella storia di fantascienza.