– L’amore è un gioco

– GAME OVER

Sono tantissimi coloro che si sono cimentati, nel tempo, nell’arduo compito di provare a spiegare che cos’è davvero quella pazza, piccola cosa chiamata amore, quella forza che tutto muove. Canzoni, film, poesie, romanzi, e anche fumetti, hanno provato a trovare una risposta a una domanda antica come la specie umana e destinata, quasi sicuramente, a rimanere priva di una risposta esaustiva.

Negli anni Sessanta fu il cartoonist Kim Casali a dare vita a una memorabile serie di strisce, intitolate Love Is… nelle quali un uomo e una donna fornivano al lettore dei romantici, commoventi, dolci esempi di quello che l’amore era, e forse dovrebbe essere tuttora. Da allora, come si suol dire, ne è passata tanta di acqua sotto i ponti: la speranza e la fiducia nel dopoguerra, alimentate da un periodo di crescita economico-sociale, ha lasciato spazio all’età del precariato assoluto, persino emotivo. Siamo nell’era dell’amore ai tempi dell’Ikea (sempre meglio di quelli del colera, ben intesi), per citare una divertente canzone de Lo Stato sociale, e l’idea stessa di amore è mutata considerevolmente, sempre postulando che questa abbia ancora ragion d’essere.

Tra i tanti, anche il fumettista Daw, all’anagrafe Davide Berardi, artista poliedrico e molto amato nel nostro Paese, si è armato di coraggio e ha provato a dare la sua risposta al suddetto ed esistenziale quesito. Da questa premessa è nato Lov, volume edito da Panini Comics che raccoglie una serie di strisce umoristiche e intelligenti firmate dall’autore lombardo. In queste vi è un leitmotiv comune che vede protagonisti un ragazzo e una ragazza impegnati a confrontarsi reciprocamente, esprimendo, nei modi più disparati possibili, la loro idea di amore. Va specificato che i personaggi non sono sempre gli stessi, ma cambiano anche in funzione del loro ruolo nella varie strisce, sempre accomunate da un filo rosso. Nascono così delle chicche davvero spassose, nelle quali le due figure recitano ruoli opposti, dando vita a un divertente, quanto ironicamente brutale, siparietto. Talvolta è l’uomo a confessare i propri sentimenti alla sua compagna, altre volte l’inverso, ma pur cambiando i denominatori, il risultato non cambia: la confessione, intima e profonda, riceve sempre una risposta destinata a “spezzare le gambe” all’innamorato.

Daw scrive strisce davvero pregevoli, caratterizzate da dialoghi asciutti, diretti ed essenziali, effetto che si traduce in una lettura estemporanea. Molto spesso, nella striscia troviamo i soli protagonisti, disegnati in maniera assolutamente stilizzata, con poche linee di pennarello su sfondo bianco: questa scelta è funzionale per privare i personaggi di una specifica identità che li possa caratterizzare, permettendo così, potenzialmente, a qualsiasi lettore di identificarsi nel contesto narrativo (e se vi riconoscete in certe situazioni, avete la nostra più totale solidarietà). Talvolta, inoltre, nella striscia è presente un oggetto che funge da vero e proprio MacGuffin in grado di mettere in moto la gag.

A fine lettura, ciò che viene fuori è un ritratto drammaticamente veritiero, sebbene estremizzato in chiave umoristica, della generazione di trentenni disillusi che vive nel mondo di oggi, composta da ragazzi e ragazze disillusi, pessimisti e forse anche un po’ immaturi, figli e figlie di un mondo che molto spesso li priva di certezze e speranze, togliendo loro, di fatto, la capacità (oltre che della possibilità) di affidarsi completamente a qualcun altro, preferendo situazioni più “leggere” (del tipo: non stiamo insieme, ma ci frequentiamo), nelle quali è dunque più difficile rimanere “incastrati”.

Lov è una lettura piacevole, talvolta esilarante, firmata da un artista intelligente e meritevole del successo (praticamente virale) che sta ottenendo.