In Bucky Barnes: Winter Soldier – Nel vuoto, secondo volume della più recente serie dedicata al Soldato d’Inverno, continuano le avventure cosmiche di Bucky Barnes. Come letto nel finale di Original Sin, e nel primo volume della suddetta serie, oggi Bucky ricopre un nuovo, importantissimo ruolo nelle dinamiche del Multiverso Marvel: l’ex spalla di Capitan America (e anche ex Capitan America) è oggi il nuovo Uomo sulle Mura (raccogliendo il testimone dal primo Nick Fury), che ha il compito di proteggere il cosmo da ogni minaccia spaziale possa metterlo in pericolo, eliminandola preventivamente, se necessario.

Nel primo atto della serie, il protagonista si era trovato a indagare, assieme all’ex direttrice dello S.H.I.E.L.D. Daisy Johnson a.k.a. Quake sul traffico illegale di una potentissima droga spaziale, nota come Illum. Per sventare questa minaccia, il Soldato d’Inverno è finito sul pittoresco pianeta Mer-Z Bow, della cui regina, Ventolin Xtal si è perdutamente innamorato. Si è poi scoperto che dietro questo traffico non vi era altri che il machiavellico Loki, dio dell’inganno norreno, nella sua incarnazione più malvagia e “stagionata”, appartenente a un remoto (e potenziale) futuro. Risolto questo problema, non vi è stata alcuna requie per James Buchanan Barnes, il quale si è trovato coinvolto in un duro faccia a faccia con Crossbones, che ha portato a uno scontro quasi letale. Ancora, il Crossbones avversario del protagonista non appartiene a questa linea temporale, tantomeno a questa realtà, come ha confermato l’apparizione di un altro Bucky appartenente alla stessa dimensione del suddetto villain.

Il secondo, e conclusivo, volume di Bucky Barnes: Winter Soldier riprende la trama dal momento esatto nel quale l’avevamo lasciata. In questa seconda parte, infatti, continuerà il conflitto tra i due Bucky conto Crossbones (del quale scopriremo le origini segrete: fidatevi, saranno sorprendenti), così come la minaccia rappresentata da Loki tornerà a paventarsi, in una battaglia per la salvezza di più mondi appartenenti a molteplici realtà.

Davvero sorprendente e apprezzabile è la presa del personaggio di Bucky che lo sceneggiatore Alex Kot ha scelto di avere, trasformandolo da soldato (e terrorista sotto controllo mentale) a guerriero spaziale in quella che di fatto è una serie a fumetti di genere space opera, ben distante dalle atmosfere classiche del fumetti di supereroi, ma in linea con la varietà proposta dalla Casa delle Idee nell’era Marvel NOW!. Bucky Barnes: Winter Solider ha insiti in sé tutti gli elementi chiave delle (belle) storie di fantascienza: colorate razze aliene, pianeti suggestivi, minacce intergalattiche, oltre a giocare, inoltre, con lo spazio/tempo e le realtà alternative (e distopiche). Nessuno di noi avrebbe mai potuto credere, qualche anno fa, quando il personaggio tornò improvvisamente in scena dopo una lunga “morte” sulle pagine di Captain America, che il Soldato d’Inverno sarebbe mai potuto divenire un guerriero dello spazio, sulla falsa riga di quanto già possiamo leggere da anni su serie più canoniche di questo genere, come quelle dedicate ai Guardiani della Galassia. Il risultato finale è una breve serie davvero originale e avvincente, magari qualche volta un po’ verbosa (specie nella prima parte), ma, col senno di poi, questa scelta ritmica ha senso, poiché certi tempi più lenti sono risultati funzionali al dispiegamento di una trama molto complessa. Il lavoro di Kot sui suoi più recenti lavori Marvel, Secret Avengers e Bucky Barnes: Winter Soldier è stato molto più che positivo, tanto che sorprende non vederlo tra gli sceneggiatori della nuova era della Casa delle Idee post-Secret Wars, denominata All-New, All-Different Marvel.

Altrettanto entusiasmante è stato il lavoro dell’artista Marco Rudy, che con il suo stile pittorico e iper-cinetico ha saputo dar vita a realtà diversissime da quella terreste in modo encomiabile, grazie anche a una costruzione della pagina assolutamente particolare, e a scelte che, magari sacrificando un po’ la scorrevolezza dello storytelling, sono un’esplosione visiva che rimane ben impressa nella mente del lettore. Basti guardare alle splash page di questo volume, alcune delle quali costruite in senso verticale, per avere un’idea di quanto detto. Al suo confronto, l’onesto lavoro dell’altro disegnatore della serie, Langdon Foss, risulta sicuramente meno memorabile, a causa di uno stile più classico, ma anche molto meno originale e dettagliato.

In conclusione, se apprezzate il fumetto di fantascienza, questa è una lettura che fa per voi. Allo stesso modo, se apprezzate il fumetto supereroistico, questa lettura fa anche per voi, perché vi dimostra quanto questo genere narrativo possa spaziare letteralmente in altre direzioni, dimensioni e mondi.