Lorenzo GhettiLorenzo Ghetti nasce a Pisa nel 1989. Uscito dal liceo scientifico si iscrive al corso di Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti di Bologna.

Nel 2010 fa parte del gruppo fondatore di Delebile, un’autoproduzione che pubblica antologie di racconti brevi a fumetti di giovani autori italiani e stranieri. Nel 2011 inizia a lavorare per Hamelin Associazione Culturale e BilBOlBul Festival Internazionale di Fumetto.

Nel 2014 insieme a Carlo Trimarchi e Mauro Nanfitò crea il progetto To Be Continued, una serie a fumetti online che cerca di esplorare le potenzialità del web di raccontare per immagini.

Nel 2015, To Be Continued vince il Premio Micheluzzi di Napoli COMICON e il Premio Boscarato al Treviso Comic Book Festival come Miglior Webcomic.

 

 

Ciao Lorenzo! Grazie per essere con noi. Partiamo dalla nascita di To be Continued, il tuo webcomic di cui è attualmente in svolgimento la seconda stagione. Come e quando è nata l’idea?

Era già qualche anno che mi divertivo a pensare ad un fumetto di supereroi, un fumetto in cui il punto centrale non fossero i superpoteri ma piuttosto i superumani. Inventando un gruppo di giovani “diversamente speciali” e rovesciandoci sopra un po’ di dubbi e paranoie presenti e passate è nato To Be Continued (o “Continuity”, come si chiamava all’inizio). È però all’inizio del 2014 che ho iniziato a lavoraci con costanza, stringendo all’angolo Carlo Trimarchi perché mi desse una mano su tutta la parte web.

Hai creato una tua personale continuity e un universo con numerosi personaggi e complesse dinamiche interpersonali e sociali. Come gestisci il tutto?

I primi episodi sono nati a braccio, senza sapere dove volevo andare a parare. La trama della prima stagione è nata quando i primi episodi del prologo erano già online. Direi che l’universo si espande andando avanti, mi piace lanciare qua e là degli spunti che allargano la visuale, senza necessariamente sentire il bisogno poi di spiegarli a fondo. Tengo di più alle dinamiche interpersonali e al percorso dei personaggi, quelle cerco di strutturarle a tavolino sapendo bene in che direzione voglio che vada la storia. Spesso prima decido che tipo di dinamica di gruppo voglio dai miei personaggi e poi cosa accade intorno a loro.

To be Continued

To be Continued ha una struttura profondamente interattiva, capace di rinnovarsi e sfruttare appieno gli strumenti della lettura digitale, rendendolo quasi un’animazione scomposta in frame. Da cosa deriva questa scelta tecnica e come l’hai sviluppata?

Semplicemente mi divertiva l’idea di sperimentare cosa è possibile fare con una pagina digitale per realizzare un fumetto, cercando di giocare con la linea che lo divide da qualcosa di diverso, come un’animazione o una storia interattiva. Proprio perché sono esperimenti non sempre funzionano, spero che andando avanti riesca a trovare soluzioni sempre più funzionali alla storia. Sullo sviluppo mi è arrivato in aiuto Carlo Trimarchi, a cui sottopongo le mie idee e capisce se sono realizzabili. Di web design io non so niente, si occupa lui di tutta la parte di programmazione. Partendo da quello che deve succedere in un singolo episodio, ragioniamo assieme su come può essere reso in relazione al rapporto qualità/tempo necessario.

Hai incontrato difficoltà sul piano tecnico, soprattutto per l’adattamento alla lettura su vari supporti e browser? Come pianificate il lavoro tu e Carlo Trimarchi, il web designer con cui collabori, e che tipo di programmi avete usato?

Blueray ThoughtsIl sito sta in piedi grazie a PHP, ma le cose interessanti che succedono nei vari episodi sono realizzate con della programmazione in Javascript e CSS. In alcuni casi adattiamo alle nostre esigenze plugin creati da altri (ad esempio Jquery Scrollpath e ImpressJs), altre volte viene fatto tutto da zero. Purtroppo, alcune delle tecnologie che abbiamo utilizzato finora non sono compatibili con i dispositivi mobile e capita che altre, anche se in linea di massima funzionano, creino comunque qualche problema su alcuni browser o dispositivi.

Gli episodi vengono creati di settimana in settimana: partiamo da come dovrebbe apparire e funzionare l’episodio e da lì, mentre io disegno Carlo lavora al codice e ci teniamo in contatto per aggiornarci su progressi o eventuali intoppi. A volte va tutto liscio, molto più spesso dobbiamo rivedere alcune idee, modificare qualche disegno o semplificare certi meccanismi.

Hai mai pensato a una trasposizione cartacea? Se sì, quali sarebbero i cambiamenti che apporteresti?

Non penso sarebbe possibile. Sarebbero così tante le cose da aggiustare che penso avrebbe più senso a quel punto fare qualcosa di diverso. Non si tratta solo della forma degli episodi, ma anche della loro resa grafica. Lo stile di disegno, i colori, lo stile minimale senza sfondi non penso renderebbe bene su carta.

Il titolo stesso dell’opera è foriero di una serie lunga e dai numerosi risvolti. Quali sono i tuoi progetti per il futuro in merito?

La stagione appena iniziata durerà ancora a lungo, ed è difficile fare una previsione. Sicuramente sarà più lunga della precedente, che contava 32 episodi. La trama inoltre cambia direzione e aumenta di complessità, è difficile quindi dire quanto tempo richiederà.

Che tipo di feedback hai ricevuto dai lettori?

Meravigliosamente buoni, mi rende davvero felice sapere che Tobeco piace a lettori di diverso genere, da quelli di supereroi a quelli del fumetto d’autore, fino ai “non lettori” di fumetti. La mia paura è sempre stata che Tobeco attirasse l’attenzione più per la sua forma che per il contenuto, ma scoprire che è vero il contrario penso sia per me la cosa più importante.

I supereroi sono spesso metafore sociali, archetipi narrativi in cui ci rispecchiamo e riusciamo in qualche modo a identificarci. Come pensi che attualmente sia cambiato il rapporto del pubblico con i supereroi, soprattutto dopo il massiccio avvento dei cinecomics?

Non essendo io un gran lettore di fumetti di supereroi non saprei dire come possa essere cambiato. Non credo che i film di supereroi abbiano agevolato più di tanto il mercato dei comic-book, e ogni tanto mi chiedo se tra qualche anno non ci troveremo a dire “Ah già, prima la Marvel faceva anche i fumetti…”

To be Continued

I webcomics rappresentano una produzione sempre più vasta e articolata nel panorama italiano, eppure sembra che il lettore medio faccia ancora fatica ad accettarli o a fruirli con facilità, nonostante la disponibilità di mezzi. Qual è il motivo, secondo te?

Sicuramente il fattore “carta” fa la sua parte, per cui gli appassionati del fumetto preferiscono leggere la versione pubblicata a quella online. Ed effettivamente non posso negare di essere tra questi in alcuni casi, soprattutto quando il linguaggio di una pagina di fumetto è ragionato proprio sullo sfogliare. Facendo un ragionamento sicuramente banale, una pagina di fumetto è creata per essere vista nel suo insieme, oltre che una vignetta per volta. Su uno schermo però ci si trova spesso a dover scegliere se vederla tutta intera, senza poter spesso leggere i testi, oppure ingrandirla e quindi perdendo la visione d’insieme.

Ma di fumetti digitali creati appositamente per il web ce ne sono molti, e come dici tu in effetti sono letti solo da una minoranza. Un altro motivo potrebbe essere l’idea che se un autore pubblica un progetto gratuito online vuol dire che è di medio livello, magari non abbastanza buono per un editore, oppure che è un esordiente in cerca di visibilità e quindi il suo sarà comunque un progetto di crescita e non professionale o interessante (stesso ragionamento che forse in alcuni casi discrimina anche l’autoproduzione cartacea). Ovviamente è un’idea totalmente mal riposta, sono molti i progetti online di esordienti (e non) di livello pari se non superiore a molte cose pubblicate su carta. Forse però è un pensiero infondato, mi è solo venuto in mente ponendomi il problema.

Qual è stata la tua formazione? Hai degli artisti di riferimento?

Uscito dal liceo scientifico sono entrato all’Accademia di Belle Arti di Bologna, corso di Fumetto e Illustrazione, proseguendo gli studi anche al biennio specialistico Linguaggi del Fumetto. Qui ho trovato insegnanti che mi hanno aiutato molto, ma parte fondamentale della mia formazione è stato il confronto con altri aspiranti fumettisti, a partire da quelli con cui ho partecipato al progetto Delebile (www.delebile.it), e la collaborazione con Hamelin, l’associazione che organizza BilBOlbul e porta avanti progetti di promozione della lettura nelle scuole, e per cui attualmente lavoro.

Hai altri progetti in cantiere oltre a To be Continued?

Molti, e rischio spesso di saltabeccare dall’uno all’altro. Spero quest’anno di riuscire a concentrarmi su uno o due in particolare, magari portandoli avanti a quattro mani con altri autori, e a far partire una nuova serie…

 

Claire and Crystalba