Per il quarantesimo numero, Le Storie propone un nuovo racconto di Paola Barbato, l’autrice più prolifica della testata: dopo Il boia di Parigi, La pazienza del destino, La gabbia, Il principe di Persia e I due re, la sceneggiatrice si cimenta con un thriller paranormale a metà tra Ghost Whisperer e Amabili Resti. Al suo fianco Anna Lazzarini, già disegnatrice di Legs Weaver e Agenzia Alfa, qui al suo primo fumetto per il mensile antologico di Sergio Bonelli Editore.

Shannon è una ragazza con un dono particolare: è in grado di visualizzare l’ultimo sogno di una persona, dormendo nel letto in cui questa ha trascorso la sua ultima notte. Così facendo può trasmettere ai parenti e alle persone care un ultimo ricordo del defunto, svelandogli quali immagini sono passate per la sua mente durante l’ultimo sonno. Un giorno però Shannon si addormenta su un giaciglio di paglia all’interno di un capanno e scopre che in quel luogo è stata compiuta un’azione violenta; senza conoscere l’identità né della vittima né dell’aggressore, la ragazza decide di investigare tra gli abitanti della sua cittadina nel Galles.

La trama avrebbe le caratteristiche adatte a una narrazione cupa e inquietante, atmosfere che la Barbato ha già dimostrato in più occasioni di saper padroneggiare. Per I sogni dei morti l’autrice preferisce un approccio più naturalistico, incentrato soprattutto sui personaggi e le loro relazioni, invece di giocare sull’inquietudine e le situazioni disturbanti. In questo si crea una perfetta coppia con la Lazzarini, le cui tavole sono semplici e per certi versi “quotidiane”; i fan della Barbato potrebbero trovare delle similitudini con lo stile dello “shojo manga italiano” Davvero, in particolare nel modo in cui vengono tratteggiati i giovani protagonisti.

La vicenda viene installata lentamente, presentando in modo graduale i personaggi e gli elementi principali dell’intreccio, dosando flashback e rivelazioni. La parte centrale rallenta e sembra quasi aver già raccontato tutto ciò che aveva da raccontare, ma si tratta in realtà di una fase preparatoria in vista di una cavalcata finale in cui si susseguono colpi di scena a un ritmo frenetico, forse troppo: la velocità con cui il mistero si dipana appare quasi eccessiva, senza lo spazio necessario per approfondire gli aspetti rimasti in sospeso per l’intero albo. La conclusione lascia così il lettore con qualche dubbio sulla risoluzione, che sembra un buco di sceneggiatura o un’incoerenza con quanto affermato fino a quel momento, quando con qualche spiegazione in più si sarebbe potuto far quadrare tutto il racconto.