A pochi mesi dalla tanto attesa conclusione di Occhio di Falco di Matt Fraction, David Aja e Annie Wu (senza dimenticare il contributo di Francesco Francavilla e Javier Pulido), giunge in Italia il primo capitolo de Il Nuovissimo Occhio di Falco, firmato dal team creativo tutto canadese composto da Jeff Lemire (testi) e Ramón K. Pérez (disegni). Di che si tratta? Tranquilli, in questo caso nessuna morte e resurrezione, nessuna versione “superior” del protagonista, ma semplicemente un nuovo capitolo della vita di uno dei supereroi più scapestrati e divertenti dell’Universo Marvel, Clint Barton, e della sua bizzarra “famiglia”.

Se la prima, bellissima, serie dedicata a Occhio di Falco ci ha mostrato quello che il personaggio era solito fare nel suo “tempo libero”, vale a dire dar vita a una sanguinosa faida con una gang criminale russa a “conduzione familiare” (Ehi, Bro!), in questo caso ci troviamo a leggere le vicissitudini “lavorative” di Clint Barton, sempre assieme all’altra Occhio di Falco, vale a dire Kate Bishop, ex membro degli Young Avengersprotégé del protagonista. I due arcieri dovranno infatti eseguire una missione ad alto rischio presso una base dell’organizzazione criminale Hydra, allo scopo di mettere fine alla minaccia rappresentata da una pericolosa e misteriosa superarma biologica, nota come Progetto: Communion. Le verità nascoste che i protagonisti scopriranno non saranno per nulla prevedibili, né piacevoli. In tutto questo, parallelamente al filone narrativo principale che si svolge nel presente, scopriremo, mediante flashback, qualcosa di più sul drammatico passato di Clint e di suo fratello maggiore, Barney Barton (anche lui, un tempo, Occhio di Falco, sebbene in una versione più “oscura”), orfani costretti a passare di famiglia in famiglia, prima del casuale arrivo presso il tendone di un circo itinerante, con a capo una misteriosa figura, lo Spadaccino: nel tempo, questo circo diverrà la casa dei due fratelli.

Non sarebbe stato facile per nessuno ereditare il pesante testimone della precedente serie Occhio di Falco, uno dei fumetti più geniali, innovativi e apprezzati prodotti dalla Casa delle Idee negli ultimi anni. Ma, contrariamente a quelle che potevano essere le aspettative di molti (e non v’è nulla di male in questo), Il Nuovissimo Occhio di Falco funziona, e molto bene, perlomeno in questi primi tre capitoli della saga proposti da Panini Comics nel primo albo brossurato della serie. Questo nuovo titolo è, da un lato, profondamente diverso rispetto al suo predecessore, ma, dall’altro, ne ripropone, in chiave parzialmente rivisitata, alcuni elementi narrativi, alcune chiavi di lettura e, soprattutto, propone una storia in aperta continuity con il passato, basti pensare che Clint Barton è ancora affetto da sordità (superata grazie a un apparecchio acustico hi-tech, realizzato da Tony Stark), Kate Bishop è tornata dalle sue avventure in solitaria sulla West Coast, e il fedele e fortunato Lucky, anche noto come Pizza Dog, continua ad abbaiare e scodinzolare simpaticamente.

Cosa c’è di diverso allora?

Come già detto, sin dal primo capitolo, questa serie sembra innanzitutto più connessa all’Universo Marvel nella sua interezza: i due Occhio di Falco, difatti, collaborano con lo S.H.I.E.L.D. in una missione segreta (del resto, Clint lo fa già nella bellissima serie Secret Avengers) e vi sono elementi narrativi fantascientifici, se non propriamente fantasy, che comunque guardano a un mondo “più che umano”. Inoltre, pur salvando i toni più scanzonati della gestione precedente, Jeff Lemire (come sua consuetudine) imbastisce una trama molto più introspettiva, quasi intimista, che dà grande spazio alla psiche e ai sentimenti dei protagonisti. Per il resto, le sceneggiature realizzate dal fumettista sono equilibratissime, e lasciano grande spazio al dinamismo proprio di personaggi che appartengono a un genere sostanzialmente action.

Meravigliose, inoltre, le tavole realizzate da Pérez, che dimostra (nuovamente) di essere un artista dotato di grande talento. Molto particolare è la differenza di registro visivo tra i due filoni del racconto. Se le sequenze ambientate nel presente sono caratterizzate da un tratto di disegno preciso, dettagliato e dotato di quella stilizzazione che già Aja aveva proposto, quelle ambientate nel passato sono improntate a una visione più onirica ed evanescente, grazie a uno spettacolare stile pittorico, che rende i contorni e le atmosfere più sfumate e morbide, come si confà al meglio a una parte della storia che è di fatto un ricordo, quasi un sogno di un passato lontano nel tempo, che sfuma nel flusso dei pensieri. A questo proposito, molto apprezzabile e degna di nota è una particolare scelta cromatica da parte dello stesso Pérez e del colorista Ian Herring: quando nel felice ricordo d’infanzia irrompe la violenza, le vignette si tingono di rosso, impregnandosi letteralmente del colore acceso del sangue e della rabbia.

In conclusione, se il buongiorno si vede dal mattino, i primi capitoli de Il Nuovissimo Occhio di Falco ci dicono che sta iniziando una nuova, bellissima giornata nella vita di noi lettori. E possiamo esserne solo contenti.