Con il terzo atto di Moon Knight, proposto integralmente da Panini Comics nel volume intitolato Nella notte, giunge a conclusione la recente serie con protagonista Marc Spector dell’era Marvel NOW!. Meglio ribadirlo sin dal principio: Moon Knight è uno dei titoli più riusciti di questa fase editoriale della Casa delle Idee, che ha proposto diciassette numeri tutti apprezzabili, divisi in tre diversi archi narrativi, firmati a loro volta da tre diversi team creativi.

Nel caso preso in esame, i bravi Cullen Bunn, impegnato ai testi, Ron Ackins e German Peralta, al lavoro sui disegni, riprendono sostanzialmente la struttura narrativa proposta per Moon Knight da Warren Ellis e Declan Shalvey nella loro gestione della testata (QUI la nostra recensione del volume 1, Dalla morte).

Nel corso di questa serie abbiamo visto Moon Knight, o meglio Mr. Knight, impegnato in una nuova fase della sua vita di giustiziere della notte, in una sorta di ritorno alle origini di vigilante urbano, con grande utilizzo di attrezzature hi-tech, per sventare le minacce orribilanti ed esoteriche che si nascondono tra i vicoli bui della metropoli americana, New York in particolare. Marc Spector adesso collabora con le forze dell’ordine per sventare pericoli nascosti che solo lui è davvero in grado di comprendere, grazie al fatto di essere il totem vivente, nonché primo e più importante soldato, della divinità egiziana Khonshu, guardiana della notte e protettrice dei viaggiatori delle tenebre, sia mortali che non.

Dopo essere sceso a patti con la sua condizione, dovuta più alle conseguenze del rapporto con un dio capriccioso e insondabile, che a una vera e propria patologia psichiatrica, Marc Spector ha saputo fare oggettivamente del bene, salvando le vite di molti innocenti, e dimostrando di sapersi sacrificare (a volte davvero dolorosamente) per un’idea di giustizia più grande di ognuno di noi. Dopo essere riuscito a sfuggire a un intrigo volto a sottrargli il suo potere, Moon Knight scende in campo di nuovo per alcune particolari quanto uniche missioni, nelle quali dovrà fronteggiare un’organizzazione impegnata a sequestrare fantasmi al fine di usarne la loro particolare energia ectoplasmatica a scopi di lucro, un branco di presunti lupi mannari che attaccano solo i milionari, il Bogeyman, l'”Uomo Nero” che terrorizza i bambini la notte, degli “angeli” iper-tecnologici al servizio di un dio crudele, e, infine, lo stesso Khonshu, almeno così pare. Cinque avventure autoconclusive che mischiano l’esoterico alla realtà, dimostrando che il Male è molto più reale e terreno di quanto spesso possa sembrare.

Ai testi, Cullen Bunn dimostra nuovamente di saperci davvero fare, quando si tratta di scrivere avventure con protagonisti personaggi che non sono veri e propri eroi, quanto anti-eroi, sempre in bilico tra bene e male, e spesso dotati di una psiche profonda, contorta e talvolta piuttosto instabile. Lo sceneggiatore mette nero su bianco storie coerenti ed efficaci, caratterizzare da un taglio narrativo essenziale, che spesso “parla” con i silenzi, nel quale la gestualità e l’azione hanno un’importanza cruciale. Questi episodi di Moon Knight risultano quindi particolarmente riusciti, specie nella loro risoluzione, come già detto, autoconclusiva. I tempi del racconto sono, inoltre, precisamente giostrati, con un taglio fortemente cinematografico e un’atmosfera agrodolce e intensa, che spazia dall’horror, al noir, all’hard-boiled.

Ai disegni, Ron Ackins (con la collaborazione di Steven Sanders in Moon Knight #14) e German Peralta, i quali hanno uno stile di disegno davvero molto simile, si battono con destrezza nel dar vita a tavole improntate al realismo grafico, che spesso non lesina di esplicitare tutta la violenza delle ambientazioni nelle quali il personaggio, suo malgrado, si trova ad agire. Se confrontati con i bellissimi primi episodi illustrati da Declan Shalvey nel primo volume dell’opera, quelli di Ackins e Paralta potrebbero risultare inferiori, ma non ci sembra giusto portare al banco tale confronto come metodo di giudizio, in quanto i tre artisti impegnati in questo capitolo di Moon Knight compiono un lavoro apprezzabile e molto più che sufficiente.

In conclusione, Moon Knight è davvero tornato ai suoi fasti originali, abbandonando il tono ridicolmente supereroistico del recente passato che gli calzava poco bene. Se vi piacciono i vigilanti urbani, che sanguinano (e tanto), sudano, cadono per poi rialzarsi, questo è il personaggio che fa per voi (nonostante talvolta indossi il mantello) e questa serie diviene un recupero d’obbligo che sicuramente vi lascerà più che soddisfatti.