Il primo volume di Lumberjanes uscito la scorsa primavera ci ha stupito piacevolmente: una versione al femminile delle Giovani Marmotte, alle prese con avventure in campeggio ricche di situazioni surreali e buoni sentimenti. Un divertente titolo per giovani lettrici, ma non solo, che offre alle “quote rosa” alla ricerca di buoni fumetti un prodotto diverso dai patemi sentimentali o dalle maghette trasformiste proposti abitualmente a quel target.

BAO Publishing porta in Italia il secondo volume della serie pubblicata in patria da BOOM! Studios, ed è con un pizzico di dispiacere che constatiamo già qualche segno di stanchezza nonostante le buone premesse dell’esordio. L’albo si apre con un’invasione di velociraptor a cui le protagoniste tengono testa grazie ai braccialetti dell’amicizia; è una ripartenza perfettamente in linea con quanto apprezzato nel volume precedente che ci catapulta di nuovo nel folle caos delle Lumberjanes; peccato che questa sensazione duri poco e che la struttura della serie inizi a mostrare qualche falla, cosa non lascia presagire nulla di buono per il lungo termine.

I misteri e le assurdità del volume precedente sembravano infatti far parte di un grande disegno, con indizi e scontri rocamboleschi che apparivano come l’inizio di un’unica grande indagine. Questo succede ancora, ma gli enigmi si moltiplicano e il passato oscuro di alcuni personaggi e i retroscena da svelare non vengono minimamente spiegati; tutti questi elementi che si sommano diano l’impressione di voler costruire un’atmosfera da “mistero misterioso”, con poca pianificazione e senza un’idea chiara della direzione verso cui la trama sta viaggiando.

È divertente vedere il gruppo di protagoniste partecipare a un gioco di squadra nei boschi organizzato dalle loro capo-reparto con lo stesso entusiasmo e serietà con cui hanno affrontato un attacco di dinosauri, mostrando che le ragazze considerano queste avventure estive sullo stesso piano. Ma così facendo la serie vira verso una struttura a episodi autoconclusivi, forse più adatta ai toni leggeri che la caratterizzano, ma rendendo più flebile l’importanza del quadro complessivo, che nel primo volume era riuscito a stuzzicarci.

I disegni propongono ancora un tratto stilizzato caratteristico, che però si lascia sfuggire su qualche tavola più affrettata, rivelando quanta cura debba esserci per non scivolare in un’estetica quasi raffazzonata. Anche l’aspetto di April – l’unica ragazza del gruppo con “occhi tondi” invece del puntino stilizzato – lascia abbastanza a desiderare e proseguendo nella lettura ci si convince che il suo character design non sia dei più riusciti, in quanto poco coerente con il resto del cast.