Uno degli aspetti che ha più definito la figura di Matt Murdock e del suo alter ego Daredevil nella storia Marvel è sicuramente il complesso rapporto del personaggio con la sua figura paterna, rappresentata dal defunto “Battlin'” Jack Murdock: pugile dalle scostanti fortune, picchiatore prezzolato della malavita newyorkese, ma anche uomo capace di amare, a suo modo, il proprio figlio rimasto cieco in giovane età, tanto da crescerlo da solo, spingendolo costantemente a studiare e a crearsi una valida posizione sociale, così da non trovarsi nella sua stessa scomoda situazione e conseguentemente non dover commettere gli stessi errori.

Nonostante Matt Murdock sia divenuto un avvocato di grande successo, in barba al suo handicap e al fatto di essere rimasto orfano (va bene, sua madre in realtà è ancora in vita, ma lui non lo sapeva da ragazzo), è sempre rimasto figlio di suo padre. E, come suggerisce uno dei proverbi più noti, “tale padre, tale figlio”. Perché, per quanto Matt possa lottare in nome della giustizia, aiutare le vittime di soprusi e angherie, mettersi un costume e fare il supereroe, ci sarà sempre dentro di lui una voce che lo chiamerà nel cuore della notte, svegliandolo di soprassalto in un bagno di sudore. Una voce che chiede bulimicamente sangue e violenza, che si alimenta di rabbia e furia cieca, che risveglia nella sua mente quell’odore unico che può avere una palestra di Hell’s Kitchen. La voce di suo padre.

Daredevil è un personaggio in continuo conflitto con se stesso, tanto da essere considerato un vigilante, più che un vero e proprio eroe. Una delle fonti di maggiore inquietudine per il personaggio è sicuramente l’essere un uomo religioso, un uomo di fede cristiana (cattolica). Come può un credente farsi giustizia da sé, non “porgendo l’altra guancia”, ma piuttosto fracassando quella del suo avversario con un destro ben piazzato? Come può un bravo cristiano mentire costantemente a tutti coloro che ama sulla sua doppia vita?

Un altro elemento foriero di tormento è il rapporto con suo padre, che viene esplorato in maniera magnifica nella miniserie Daredevil: Padre, firmata da Joe Quesada come autore unico, e raccolta nel quarto volume della collana Panini Comics intitolata Daredevil Collection.

Il rapporto conflittuale o perlomeno particolare con la propria figura paterna è storicamente uno dei tratti contraddistintivi dell’eroe, nell’accezione più ampia del termine, soprattutto cronologicamente parlando. Non siamo i soli a sostenerlo, e, tra i tanti, vi è stato pure Joseph Campbell, saggista e storico delle religioni nato e vissuto negli USA nel XX secolo: nella sua opera più nota, intitolata L’eroe dai mille volti, Campbell effettua una precisa e ricca ricerca e analisi dei vari miti, leggende e fiabe della Storia, riuscendo a trovare in questi diversi elementi che accomunano tra loro le varie figure eroiche protagoniste. Tra questi vi è letteralmente la “riconciliazione con il padre”, quantomai, dunque, tappa necessaria perché l’eroe possa compiere il suo destino. Basti pensare al mito di Ercole e al suo rapporto con il padre Zeus, giusto per fare un esempio.

Poiché è oramai indubbio che il fumetto, la “nona arte”, sia una forma di letteratura universalmente riconosciuta e degna di massimo rispetto e considerazione, anche in questo ritroviamo dei tòpos simili alle produzioni letterarie del passato. Daredevil: Padre è un esempio perfetto per fare questo discorso. La storia vede Matt Murdock impegnato più che mai nella sua crociata in difesa del suo quartiere, Hell’s Kitchen. Oggi, la missione di Daredevil sembra dare i suoi frutti, in quanto il “Diavolo Custode” è riuscito a estirpare il crimine dal quartiere, ergendosi a nuovo e unico protettore della zona, quasi come fosse il nuovo Kingpin (privo però della vena omicida e criminale di Wilson Fisk). In questa situazione apparentemente idilliaca, Matt dovrà affrontare quattro sfide, due in costume e due senza, apparentemente separate, ma inevitabilmente destinate a intrecciarsi. Se l’avvocato dovrà prendere in carico uno spinoso e impegnativo caso di Maggie Farrell, ammalatasi di cancro alle ovaie a causa delle scellerato inquinamento chimico causato dalla NJP & L, e avere a che fare con il ritorno della misteriosa figura di Nestor Rodriguez, in arte “Nero“, figlio di un ex consigliere comunale di New York misteriosamente assassinato in passato, toccherà anche a Daredevil fare i conti con l’apparizione di un nuovo e violento gruppo di giustizieri con superpoteri, i Santeros, e, soprattutto, con la sanguinosa scia lasciata dal serial killer noto come Johnny Bulbo, così chiamato per la sua morbosa “passione” per gli occhi delle sue vittime, degna di un racconto di E.A. Poe.

In tutto questo, cosa c’entra la figura di “Battlin'” Jack Murdock? Tanto. Ma onde evitare di rovinarvi la sorpresa, vi basti sapere che i peccati del passato trovano sempre il modo di riaffiorare in superficie e che ogni buona azione non resta mai impunita.

Con Daredevil: Padre Joe Quesada dà vita a un’opera dotata di ritmo e intensità davvero rari, in una storia avvincente, misteriosa e cupa come poche. Un racconto in grado di riservare sempre nuovi colpi di scena e twist narrativi che sballottano la mente del lettore quasi come se nella sua testa vi fosse gravità zero: non stiamo scherzando, il colpo di scena finale di questa miniserie è uno dei più sconvolgenti che si siano mai letti nelle continuity Marvel. A dei testi essenziali, precisi e coerenti fanno da contraltare delle matite esplosive, delle tavole mirabili dove figure ipertrofiche e dotate di una serie di dettagli quasi maniacale si muovono in una caotica e chiassosa danza che mischia il passato al presente. In pochi altri casi la funzione dell’immagine spogliata delle parole è incisiva come in Daredevil: Padre, specie quando questa viene ripetuta più volte nella narrazione, aggiungendo sempre un nuovo, a volte impercettibile, dettaglio entro il quale, però, si celano le risposte dietro ai tanti misteri presenti in questa storia.

In conclusione, il discorso è molto semplice: se siete appassionati di Daredevil, magari da poco tempo per via della serie TV Netflix, non potete non leggere questa storia, in quanto davvero seminale e in grado di aprire nuove spettacolari prospettive sulla mitologia del personaggio.