Return to Labyrinth 1Il film cult del 1986 di Jim Henson si concludeva con il gufo bianco che osservava Sarah, tornata a casa assieme al fratellino Toby, fare pace con il mondo reale e quello della sua fantasia. Poi il Re dei Goblin impersonato da David Bowie se ne volava via sotto la luna, sulle note di Underground. E chiunque sia rimasto affascinato dalla favola di Labyrinth non ha potuto fare a meno che potesse esserci dell’altro.

Vent’anni dopo, il seguito della storia giunge in forma di fumetto, un manga in quattro volumi scritto da Jake T. Forbes, illustrato da Chris Lie e pubblicato da Tokyopop. La miniserie si intitola, naturalmente, Ritorno a Labyrinth.

Seguendo la strada già scelta da molti sequel analoghi, non si tenta di proporre una prosecuzione diretta della storia, ma si fa un balzo in avanti nel tempo per trasporla ai giorni nostri. Quindi tutto parte una quindicina di anni dopo, quando Toby è diventato un adolescente smarrito nel suo mondo di videogames, urgenze scolastiche, angosce da teenager e qualche piccolo inspiegabile fenomeno. Perché se dopo le vicende del film Sarah sembra ormai avere chiuso quel capitolo della sua vita ed essere uscita di scena (ma sarà davvero così?), i goblin di Labyrinth sembrano non essersi dimenticati di quello che sarebbe dovuto diventare il loro re, e continuano a vegliare su di lui. Tecnicamente, per proteggerlo e rendergli la vita più facile. Ma si sa, essendo goblin, gli esiti dei loro sforzi possono lasciare alquanto a desiderare… La svolta giunge quando il giovane viene condotto nel Labirinto per ricevere una notizia sorprendente: Jareth ha deciso di abdicare, e di cedere a lui la corona. È l’inizio di una lunga e fantasmagorica avventura che vedrà il giovane avventurarsi nei meandri del Labirinto (fino a esplorarne l’essenza e le origini) proprio come fece sua sorella maggiore prima di lui.

Ritorno a Labyrinth mette in scena molti nuovi personaggi, tutti creati da Forbes, e riporta sotto i riflettori anche quelli della pellicola, sebbene almeno in alcuni casi si tratti solo di piccole apparizioni mirate a strappare un sorriso. La storia è lunga e complessa (la pubblicazione inizia nel 2006 ma si concluderà solo nel 2010, dopo essere passata da un’iniziale ripartizione in tre volumi a una in quattro capitoli) e potrebbe essere riassunta essenzialmente come un misto di ottime trovate e di situazioni appassionanti che si alternano a passi falsi e a occasioni sprecate, fornendo alla fine un prodotto misto che non delude, ma che salvo qualche scena particolarmente ispirata, non riesce neanche a esaltare.

Return to Labyrinth 2I pro: i personaggi nuovi creati da Forbes sono più o meno tutti fedeli allo spirito di Labyrinth, animati da un misto di umorismo, nonsense e inaspettati guizzi di profondità e di commozione, e si integrano molto bene sia con l’ambientazione che con i personaggi vecchi. Forbes riserva poi un trattamento di favore ai due protagonisti della pellicola, Jareth e Sarah, che entrano in scena tardivamente, ma quando lo fanno rubano rapidamente i riflettori a Toby e alla sua storia. Sarah è al centro di una vicenda che la mette ancora una volta a metà strada tra il mondo reale e quello fantastico, forse perfino più sofferta e struggente della precedente, e che riallaccia inevitabilmente la sua storia a quella di Jareth, il quale naturalmente non si è mai arreso a lasciarla andare definitivamente. L’imprevedibile Re dei Goblin è probabilmente quello che esce meglio dalla storia, come grande manipolatore che muove i fili dell’intera vicenda (e da re “in esilio” può concedersi molte più libertà di quante non potesse sotto il peso della corona), lasciando il lettore perennemente in dubbio sulla presunta malevolenza delle sue azioni, ma anche sulle preziose lezioni di vita che finiscono per impartire alle sue inconsapevoli pedine.

I contro: la lunga gestazione dell’opera e il riadattamento da tre a quattro capitoli è sicuramente indice di qualche difficoltà di sceneggiatura che è trapelata fino al risultato finale. Oltre a essere molto complessa, la storia finisce per essere appesantita da molte sottotrame (alcune delle quali mai chiuse) e da bruschi cambiamenti di rotta che risultano poco naturali per i personaggi coinvolti e che non soddisfano fino in fondo. Aggiungiamo anche la natura forse eccessivamente “manga” di alcune nuove creazioni che non si integrano benissimo al mondo dei pupazzi di Jim Henson e agli scenari pseudovittoriani da Alice nel Paese delle Meraviglie che caratterizzavano il Labirinto originale.

Ritorno a Labyrinth si riscatta comunque nel finale, dove ritrova un guizzo soddisfacente di lirismo e di poesia tornando al cuore della pellicola originale, vale a dire il giusto equilibrio tra fantasia e realtà e l’importanza di lasciare un posto speciale al bambino che è in noi senza lasciargli prendere il sopravvento incontrollatamente. Forbes riesce a regalarci un’uscita di scena e un “happy ending” più definitivo di quello del film e questo, oltre a un Jareth sceneggiato magistralmente, sarà sufficiente a regalare agli appassionati del film diverse ore di lettura interessante, qualche sorriso e una o due lacrime!

 

Return to Labyrinth 3 e 4