Nel fumetto giapponese sono ampiamente diffusi i titoli dedicati a relazioni omosessuali tra due uomini; il genere è definito shonen ai nel caso in cui la storia si concentri sull’aspetto romantico, o yaoi se privilegia le scene piccanti e l’incontro sessuale tra i protagonisti. Solitamente questa categoria di manga si rivolge alle lettrici, trovando però anche un nutrito pubblico maschile omosessuale.
Sono pochi i titoli di qualità di questo tipo che arrivano nel nostro Paese; aggirandosi tra gli stand delle fiere del fumetto capita di imbattersi soprattutto in fanzine o albi autoprodotti, disegnati da giovani autori che confezionano raccontini amatoriali o fanfiction a fumetti con protagonisti di titoli più celebri.
Non è questo il caso di Barba di Perle, opera prima di Flavia Biondi, giovane autrice che sviluppa un breve webcomic di quattro tavole, costruendoci attorno una storia più elaborata proposta in volume da Ren Books.

Santo comincia a taccheggiare collane e braccialetti da un negozio di bigiotteria; non lo fa per lo scarso valore degli oggetti, ma perché è l’unico modo in cui può ottenerli senza farsi notare, dato che acquistandoli o indossandoli sarebbe bollato dal mondo intero come frocio. Perciò Santo si limita a osservare di tanto in tanto il suo bottino che ha nascosto in un cassetto, nello stesso cassetto in cui cela la sua omosessualità per timore del giudizio della gente. Il giovane fatica ad ammettere anche a se stesso la relazione col suo pseudo-ragazzo Davide, talmente sente forte la pressione del pensiero omologato della società.
Ma una serie di eventi e un incontro speciale fanno capire a Santo che la cosa più importante è essere felici e potersi guardare allo specchio con un sorriso…

Flavia Biondi è una giovane autrice, ma riesce a scrivere una storia emozionante e delicata, che racconta le problematiche affrontate dalla comunità LGBT in modo sensibile e per nulla retorico, evitando di scadere in facili pietismi o banalità. Barba di Perle racconta i suoi personaggi, riesce a trasmettere una sensazione, una paura, anche a chi non è omosessuale ma può traslare determinate insicurezze ad altri aspetti della sua persona.
I disegni sono puliti ma un po’ troppo semplici, sarebbe necessaria una maggior cura per i dettagli; nonostante questo l’espressività dei personaggi riesce a coinvolgere il lettore, e le scene di esterno hanno il grande merito di restituire nei fondali una Firenze viva che coi suoi scorci costituisce un’ambientazione in grado di arricchire il racconto, trasformando la città quasi in una dei protagonisti della storia.