Non è una novità per nessuno. Alcuni dei migliori fumetti e dei migliori artisti, in questo momento, publicano sulla rete. In Italia abbiamo la nostra buona dose di maestri del webcomic. Alcuni hanno fatto un doveroso salto all’editoria tradizionale, altri provengono da lì e coltivano progetti personalissimi nell’alcova del web. Altri sono diventati fenomeni dal nulla e internet è per loro alpha e omega. E stanno bene così.

Ovviamente, il fenomeno dei fumetti web non è nato nel nostro paese. Tutto originò a fine anni Novanta negli Stati Uniti, con un fumetto gore che non volete leggere e di cui, fidatevi, non volete incontrare l’autore in un vicolo buio. Ancora adesso sono gli USA a guidare il carro del fenomeno webcomic, con artisti di successo, seguitissimi, che vincono Eisner Award. Proprio il più prestigioso dei premi della nona arte ha istituito una sezione speciale per questo genere editoriale. A volte capita addirittura che non serva. Ad esempio, qualche anno fa, Rich Burlew, autore di The Order of the Stick, webcomic online di argomento fantasy, è arrivato a un passo da un Eisner per miglior graphic novel dell’anno, andato poi ad Alan Moore.

Negli Stati uniti, insomma, i webcomic sono diventati una cosa serissima. Ci sono fior fior di professionisti, artisti pazzeschi, storie affascinanti che vengono pubblicate in rete e solo in rete. Eppure… eppure è rarissimo vederle citate nelle timeline di Twitter o nelle pagine di Facebook degli appassionati nostrani. Non ne vediamo mai scrivere sui siti o sulle riviste di settore. Ci sono solo alcune voci che gridano nel deserto. Ci viene il dubbio che molti di questi capolavori, vuoi per mancanza di informazione, vuoi per lo stacco della lingua inglese che ancora si fa sentire, siano sconosciuti ai più. Ci sentiamo in dovere di rimediare in parte, parlandovi in breve di cinque webcomic che dovete leggere per forza.

Zac Gorman è un cartoonist vero. Uno che padroneggia diversi stili e ha voglia di metterli in mostra tutti. Per questo, sul suo sito, trovate sia strip brevi, disegnate in maniera quasi dimessa e con un’estetica visibilmente undegroung, che le tavole del suo progetto principale, dal titolo Magical Game Time. Un’avventura fiabesca e coloratissima, dai toni spesso comici e a volte intrisi di malinconia fanciullesca. Un particolare interessante: Gorman è uno dei pochissimi e certamente uno dei primi ad aver struttato una delle più ovvie eppure ignorate possibilità del fumetto digitale: le gif. Spesso le sue vignette sono animate in alcuni particolari. Un effetto semplice, ma geniale, che lo differenzia dai più. Un must.

– In un mondo devastato da una guerra atomica, popolato da resti umani ancora comodamente seduti ai tavoli di McDonalds, si muovono due sopravvissuti vagabondi. Vestono maschere antigas a tenuta stagna e vagano per una terra popolata da mostri mutati e silenziosa desolazione. Solo che sono due totali imbecilli, esattamente come il loro autore, Vitaly S. Alexius, che costruisce un’ambientazione assolutamente spettacolare, una veste grafica notevolissima, con tutti gli stilemi darkeggianti e postapocaliptici, per poi mostrarci due fessi inespressivi che mimano le scene di Titanic o organizzano feste di compleanno con gli scheletri delle vittime nucleari. Questo è Romantically Apocaliptic.

Haunter è un horror. L’avete mai letto un fumetto horror? Ma certo che sì. Ma uno che fa paura per davvero? Più difficile. Haunter fa proprio paura. Forse no, forse non è paura, è più inquietudine. Una foresta che pare quella delle favole, un uomo in fuga da creature inquietanti, gli acquerelli onnipresenti, che a tutto farebbero pensare tranne che a una storia di lotta disperata per la sopravvivenza, contro l’ignoto e contro una natura minacciosa. E poi il silenzio assoluto. Haunter non solo non ha dialoghi, ma neppure suoni, nonmatopee. E quando è la nostra fantasia ad essere completamente libera di riempire i vuoti, si inventa sempre le cose più inquietanti. Bravo, Sam Alden.

Moonbeard di James Squire è un capolavoro nonsense. Il regno dell’inaspettato e dell’assurdo. Insolito, sorprendente, dall’estetica stilizzata e studiatamente bambinesca, come molta della produzione più interessante degli ultimi anni (pensiamo ad Adventure Time nell’animazione). Leggetelo. Se la prima strip vi lascia indifferenti, non scoraggiatevi. Perché arriva. Ci vuole un po’, ma arriva. Fidatevi.

– Tre cani antropomorfi sono in fuga in una città caotica. Qualcuno li insegue per un mercato. Ma da chi fuggono? Non è dato saperlo. E questa missione di cui parlano, perché rimanne avvolta nel mistero? Forse perché Michael Arthur, maledetto lui, aggiorna questo webcomic una volta ogni morte di papa. Quindi quest’avventura un po’ Miyazaki, un po’ Art Spiegelman, un po’ Genndy Tartakovsky (e in costante evoluzione stilistica) ci prende parecchio, ma ci fa anche soffrire in attesa. Ciò non significa che Go Ye Dogs non sia uno dei migliori prodotti in rete attualmente. Enjoy.